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Archeologia Proibita


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Numero Nexus #1
Pagine 5-10
Data di uscita agosto-settembre
Anno 1995
Autore Laura Lee
Fonte Pubblicato da
A Laura Lee interview with Michael Cremo, © 1995
Co-autore del libro "Forbidden Archeology"
Estratto da "Townsend Letter for Doctors"
Maggio 1995


Evidenze schiaccianti dimostrano che l'umanità è esistita sul pianeta Terra molto, molto più a lungo di quanto la scienza tradizionale desideri o abbia il coraggio di ammettere.

Non solo, ma sembra che alcuni dei nostri antichi antenati fossero ben più che semplici "cavernicoli".


Laura Lee (LL): Lasciate che vi racconti qualcosa a proposito di alcuni dei più straordinari ritrovamenti in archeologia. Una sfera di metallo, con svariate scanalature, fu trovata in Sud Africa, e attribuita al periodo Pre-Cambriano; una impronta di scarpa fu trovata ad Antelope Springs, in Utah, e fatta risalire al periodo Pre-Cambriano; Un vaso metallico fu trovato presso Dorchester, in Massachussets, e attribuito al Pre-Cambriano; in Scozia fu ritrovato un chiodo di ferro in una pietra, periodo Devoniano; presso Tweed, in Inghilterra, fu ritrovato in una pietra un filo d'oro, e a Wilburton, in Oklahorna, una brocca di ferro, entrambi attribuibili al periodo Carbonifero. Cosa hanno da dirci alcuni di questi ritrovamenti, a proposito della nostra storia remota? Be', non gli è consentito di dirci gran ché, perché si dà il caso che stiamo operando nell'ambito di una teoria della nostra preistoria, la quale piuttosto scarterebbe queste anomalie (così definite per il fatto di essere al di fuori del modello) che cercare di incorporarle o di studiarle onestamente.
È qui con noi, a raccontarci la storia dell'archeologia proibita, Michael Cremo, co-autore di un libro dallo stesso titolo. Michael, grazie per essere qui con noi.
Michael Cremo (MC): È un piacere, Laura.

LL: Dimmi qualcosa circa l'archeologia proibita e sul perché decidesti di studiare questo campo, e anche qualcosa sulla tua formazione professionale, per favore.
MC: Dunque, cominciai a studiare archeologia proibita nel 1984. All'epoca stavo intrattenendo alcune discussioni col mio co-autore, il Dottor Richard Thornpson, a proposito delle origini umane nell'antichità, ed avevamo avuto notizia di alcuni rapporti circa reperti di tipo anomalo: pertanto, decidemmo di condurre una ricerca esauriente, e rimasi davvero sorpreso da ciò che scoprimmo.

LL: Cosa scopriste? Dammi giusto un quadro d'insieme, poi entreremo un pò nei dettagli.
MC: Be', guardando a ciò che si legge nei moderni libri di testo, ci si fa l'idea che gli esseri umani come noi, Homo Sapiens, si siano evoluti abbastanza recentemente, negli ultimi 100.000 anni, da antenati di tipo più scimmiesco. Tutte le evidenze presentate in tali testi supportano questa idea, pertanto sembra una tesi piuttosto solida.
Ma quando incominciai a guardarci dentro, trovai che nel corso degli ultimi 150 anni gli antropologi hanno in realtà seppellito quasi altrettante evidenze di quante ne hanno dissotterrate, e la maggior parte di quelle che hanno ri-seppellito (nel senso di averle soppresse ignorate) vanno contro questa idea. Sono reperti che invece ne supportano un'altra: che esseri umani come noi sono esistiti su questo pianeta per centinaia di milioni di anni.'Hai fatto cenno, all'inizio, ad alcuni dei più sorprendenti oggetti che lo provano, come il raffinato vaso metallico saltato fuori da qualche roccia Pre-Cambriana presso Dorchester, in Massachusetts: ciò gli attribuirebbe un'età di oltre seicento milioni di anni.

LL: Non è stupefacente? Seicento milioni di anni? Dimmi, secondo te, cosa accadrebbe se tutti i reperti fossero disposti su un campo da gioco, se non ci fosse nessun tipo di discriminazione, se non ci fosse alcuna teoria corrente, e qualcuno stesse passando di là e dicesse, diamo un'occhiata alla storia della razza umana sul pianeta Terra e esaminasse tutto questo vasto ammontare di evidenze. Cosa concluderebbe?
MC: Dunque, la prima cosa che si dovrebbe comprende re è che se si mettessero tutti i reperti rilevanti sul tavolo, in realtà ciò richiederebbe parecchi tavoli, invece della piccola porzione di evidenze che sono attualmente oggetto di studio: così, quando si prendono in conto tutti questi reperti, ciò che sembra è che si hanno esseri umani simili a noi, che coesistono con altre specie di esseri su questo pianeta, tanto indietro nel tempo quanto si abbia voglia di seguirne le tracce, cioè centinaia di milioni di anni, letteralmente.

LL: La teoria della coesistenza non è così forzata, perché ora si pensa che gli uomini di Neanderthal e quelli di Cro-Magnon coesistettero per un centinaio di migliaia di anni della nostra storia, fianco a fianco, contemporaneamente. Questa è la teoria corrente: è corretta?
MC: Giusto; e oggi ci sono pure scienziati come Myra Shackley, una antropologa inglese, che affermerebbero che noi ancora coesistiamo con creature come l'uomo di Neanderthal.
Ci sono testimonianze in molte parti del mondo, concernenti svariati tipi di ominidi selvatici, come lo Yeti o Uomo delle nevi in Himalaya, Bigfoot o Sasquatch in Nord America, e altre creature simili in altre località del globo.
Dunque, sì, direi che questa idea della coesistenza è piuttosto valida.

LL: Bene, diamo una bella occhiata a tutta la faccenda. Esaminiamo le evidenze. Partiremo dall'inizio e percorrendo la strada in avanti, in quanto stavo notando che più indietro si risale nel tempo, e più si fanno ritrovamenti molto, molto sofisticati, e come si procede nel tempo verso il presente, ce ne sono in numero sempre minore. Ma tu cominci a datare l'uomo (il primo uomo) molto, molto più indietro nel tempo di quanto il sistema in generale porterebbe a farci credere. Michael, esaminiamo dettagliatamente un paio di questi straordinari ritrovamenti, datati milioni e milioni di anni prima di quanto si suppone dovrebbero essere, secondo la teoria dominante. Ti andrebbe di cominciare con un paio di esempi? Ciò che gradirei conoscere, sono le circostanze del loro ritrovamento, quanto ben documentati sono, e dove si trovano oggi.
MC: Bene, ti darò un esempio eccellente dalla storia recente: è uno dei miei favoriti.
Nel 1979, a Laetoli, in Tanzania, nell'est del continente africa­no, Mary Leakey (che è la moglie di Louis Leakey, uno dei più famosi antropologi del ventesimo secolo) trovò in alcune ceneri vulcaniche, vecchie all'incirca 3,6 milioni di anni, alcune impronte, impronte di tre individui. Molti esperti di impronte (antropologi specializzati ed altri) le esaminarono. Tutto questo è documentato nella rivista National Geographic e svariate altre riviste scientifiche che citiamo nel nostro libro. Puoi dargli un'occhiata se ti va, capitolo e verso, e osservare le fotografie di queste impronte: sono assolutamente indistinguibili dalle moder­ne impronte umane. Un ricercatore ha affermato che se si andas­se su una spiaggia, oggi, a guardare le orme sulla sabbia, non si troverebbe alcuna differenza. Ora; ciò che trovo davvero rimarchevole è che, malgrado tutto questo, l'attitudine mentale di questi investigatori e ricercatori era tale che non potessero ricavare l'ovvia conclusione: nella fattispecie, che queste impronte devono essere state fatte da creature molto simili a noi.

LL: Be', in un certo senso, esaminano i reperti e li usano quando questi con­fermano la loro ipotesi, ma rifiutano di esaminare reperti altrettanto validi quando ciò non succede. Voglio dire, non è essere un po' ipocriti?
MC: Lo è. Noi lo chiamiamo "filtro scientifico", e in un certo senso non stiamo parlando di una specie di com­plotto diabolico per ingannare il pubblico. È piuttosto una specie di auto-inganno al quale si dedicano. Per esempio, con queste orme hanno dichiarato: "Bene, devono appartenere all' Australopithecus". anche se sanno di possedere reperti ossei del piede dell' Australopithecus, un uomo-scimmia che si suppone esistesse tre milioni di anni fa in Africa, e che non combaciano con queste impronte.

LL: Di molto o di poco?
MC: Di un bel po', perché le ossa del piede di uomini-scimmia molto antichi, gli australopitechi, hanno dita molto lunghe e arcuate. Hanno un alluce che è simile al nostro pollice. Se osser­vate uno scimpanzé, guardate il suo piede: possiede un alluce molto grande, mobile, che assomiglia al nostro pollice, per aggrapparsi ai rami. Insomma, queste orme trovate in Africa, datate 3,6 milioni di anni, non combaciano per niente con quelle dell' Australopithecus.

LL: Perché scelsero l' Australopithecus per fornirne una spiegazione?
MC: Perché pensano che fosse l'unica creatura esistente all'epoca a camminare su due gambe, e perché ignorano tutti gli altri reperti, queste massive evidenze che dimostrano come esseri umani come noi erano in giro a quel tempo. Proprio non gli entra in mente di ricavare l'ovvia conclusione: ci sono queste impronte umane, un umano dovrà averle prodotte.

LL: Cosa mi dici dei coniugi Leakey? Loro come interpretano i reperti?
MC: Mary Leakey affermò che doveva essere stata una specie di uomo-scimmia con piedi simili a .quelli umani a lasciare quelle orme.
Ora, se avessimo avuto soltanto quel reperto, si potrebbe dire, bè, forse ha ragione lei, ma in Forbidden Archeology documentiamo molte, molte categorie di reperti: arnesi in pietra, ogni tipo di artefatto, altre ossa umane, scheletri umani completi risalenti allo stesso periodo. Questo è ciò che ci porta a pensare che quelle impronte devono essere state fatte da esseri umani.

LL: Perché questo punto di vista è corroborato da altri reperti...
MC: Esatto.

LL: ...che suggeriscono come la storia dell'umanità abbia alcuni capitoli molto interessanti, che sono stati ignorati semplicemente perché siamo intralciati da una teoria inadeguata, da altre spie­gazioni. È una storia eccitante, andiamo avanti.
MC: Dunque, un caso estremamente interessante è uno schele­tro, anche questo scoperto in Africa all'inizio del secolo, nel 1913, dal Dottor Hans Reck, credo dell'Università di Berlino, in Germania. Si trovava nell'area oggi chiamata Olduval Gorge...

LL: Molto popolare per i ritrovamenti, vero?
MC: Esatto. È dove i coniugi Leakey, in seguito, eseguirono gran parte del loro lavoro.
Nel 1913 trovò uno scheletro completo, di tipo umano moderno, fossilizzato in uno strato che era antico oltre un milione di anni, quasi due milioni. Ciò è estremamen­te inusuale perché, secondo le credenze scientifiche moderne, non dovrebbero esserci stati esseri umani anatomicamente moderni come noi fino a circa 100.000 anni fa, o giù di lì...

LL: Come lo spiegarono?
Nel 1913 l'archeologia non stava per l'appunto cominciando a comprendere l'uomo? Perché tali ritrovamenti non furo­no conteggiati nell'equazione?
MC: Be', all'epoca, le idee moderne stava­no già prendendo forma con la scoperta dell'uomo di Giava nel 1894. Questo è molto interessante: potrebbe quasi essere una storia da detective; perché ho notato che Charles Darwin scrisse L'origine delle specie nel 1859, e ciò fu uno shock intellettuale che fece il giro del mondo. La domanda alla quale la maggior parte delle perso­ne era interessata, era l'origine dell'essere umano.

LL: Siamo alquanto preoccupati di noi stessi, no?
MC: Giusto. Non siamo altrettanto interessati alla origine delle farfalle o del granchio. Siamo interessati a sapere da dove venia­mo noi. Pertanto, esaminai i moderni libri di testo e notai che dal 1859, quando fu scritto L'origine delle specie, sino al 1894, quando fu reso noto il ritrovamento dell'uomo di Giava, non fui in grado di trovare alcun resoconto. Pensai, be', questo è molto misterioso. Si sarebbe supposto che, quasi immediatamente, scienziati di tutto il mondo avrebbero cercato di trovare l'anello mancante e se ne sarebbero saltati fuori con ogni genere di ritrovamenti. Così domandai ad uno dei miei assistenti ricercatori di recarsi alla biblioteca, e portarmi qualche libro di testo di antropologia dal l880 al 1885 o giù di lì, giusto per dare un'occhiata, e rimasi esterrefatto dai volumi che mi portò.
Erano scritti da scienziati, non da gente comune. Erano autentici scienziati dell'epoca che riportavano, nei comuni giornali ogni tipo di evidenze dimostranti che esseri umani anatomicamente moderni (non uomini scimmia, non anelli mancanti) esistevano 10 milioni di anni fa, 20 milioni di anni fa, 30 milioni di anni fa, 40, 50, tanto indietro nel tempo quanto si desideri andare. Non sto parlando di una o due scoperte: sto parlando di centinaia, e abbiamo compilato un libro di un migliaio di pagine, Fȯrbidden Archeology, che le descrive tutte.

LL: È straordinario, e desidererei sapere dove si trovano i luoghi dei ritrovamenti? Dove si trovano questi reperti oggi? Cos'è loro accaduto? Con centinaia e centinaia di ritrovamenti di scheletri umani anatomicamente moderni datati un centinaio di milioni di anni ed oltre, qual è in assoluto il più antico del quale possediate una documentazione?
MC: Be', il ritrovamento più vecchio del quale possediamo una documentazione si riferisce... naturalmente, ora stiamo parlando non soltanto di scheletri umani, ma anche di manufatti umani di tutti i tipi...

LL: Certo.
MC: ...oggetti ovviamente prodotti da umani. Il più antico che abbiamo è una sfera metallica con scana1ature, che fu scoperta in Sud Africa. Furono sċoperte molte di queste sfere metalliche, oggetti metallici perfettamente arrotondati, alcune delle quali con tre scanalature intorno al loro equatore; e sono state datate 2,8 miliardi di anni...

LL: Due virgola otto miliardi?
MC: Sì. E la Terra si dice abbia un'età di 5,3 miliardi di anni, secondo le attuali stime scientifiche, pertanto sono piuttosto antiche. Ora, il più vecchio segno umano che abbiamo, è una impronta che fu scoperta presso Antelope Spring, in Utah, nel 1968, che viene fatta risalire al periodo Cambriano, cioè circa 600 milioni di anni fa.

LL: Cosa mi puoi dire a proposito dei più antichi resti di scheletri umani anatomicamente moderni?
MC: Lo scheletro più antico che abbiamo nell'archeologia proibita, fu scoperto in un bacino carbonifero presso la Contea di Macoupin, in Illinois, nel 1862, e riportato in una rivista intitolata The Geologist, una ordinaria pubblicazione. Risale al periodo Carbonifero, e potrebbe essere vecchio 300 milioni di anni circa.
Pertanto, direi che questi ritrovamenti sono alquanto straordinari. Ora, cio che succede, è che se le cose non si inquadrano nel paradigma corrente, a volte tendono a non essere conservate. Se si ha qualcosa che combacia con le idee in voga, allora viene preservato con molta attenzione dal sistema.

LL: Ci si dà da fare, viene pubblicato, se ne può leggere in giro...
MC: Esatto. Se ne sente parlare; viene esposto al museo; realizzano dei videotape su di esso, e lo si vede pubblicato su inserti speciali del National Geographic e cose del genere. Se qualcosa non combacia col paradigma corrente, allora non se ne sente parlare. Non viene conservato, ed è alquanto difficile da rintracciare. Direi che persone come te, che lavorano presso i media di tutti i tipi, hanno il dovere di indagare un po’ più in profondità. È come se si andasse da dei politici, e loro cercassero di insabbiare qualcosa, e si accettasse la loro storia, senza verificarla, senza cercare i fatti. Pertanto, ritengo che un po’ più di questo lavoro debba essere portato avanti. Non si può confidare nelle persone, come oggi facciamo, solo perché occupano un posto all'Università o perché il loro nome è preceduto da un “Dott. Prof.”.

LL: Certo, sono pienamente d’accordo con te. Michael, stavi fissando un modo di prendere in considerazione le teorie alternative completamente differente. Stavi dicendo che è un dovere, un dovere intellettuale, civile, quello di mettersi davvero a cercare, e trovare se ci sono punti di vista nascosti, insabbiamenti, alternative: insomma, qual è la motivazione dietro il paradigma imperante? Ho sentito talmente tanta gente esprimere l'opinione che se sei cosi imbecille da prendere in considerazione idee che non sono appoggiate dal sistema, allora ti fai imbrogliare o stai rincretinendo e perdendo il tuo tempo. Perché questo divergente atteggiamento verso la partecipazione o almeno la volontà nel prendere in considerazione idee alternative, secondo te?
MC: Ciò che penso si debba fare, è assumere nei confronti della scienza lo stesso atteggiamento che si assume nei confronti dei politici. Ad esempio, se ci sono dichiarazioni a proposito di misfatti politici, non le accetteremo incondizionatamente, e nemmeno quelle dei politici in questione.

LL: Come dire "Mi dica, onorevole, cosa devo scrivere?".
MC: Giusto. Il fatto è che credo che quel tipo di atteggiamento sia oggi troppo prevalente. Credo dovremmo diventare un po’ più...

LL: Scettici?
MC: Scettici. Un po’ più indipendenti nel modo in cui consideriamo queste cose, e qualche volta occorre un osservatore esterno per esaminare davvero a fondo una questione. La gente ha diritto a qualche verifica indipendente, pertanto non si può sempre andare dagli esperti e avere la loro opinione nel loro campo specifico. C’è bisogno di persone esterne che prendano in mano la faccenda, facciano ricerche in giro per un po' e osservino, e questo è ciò che in pratica abbiamo fatto con il nostro libro. Ci siamo calati nell'argomento senza posizioni preconcette e abbiamo fatto ricerche intorno ad esso, trovando un bel po' di elementi a dimostrare che non stiamo guardando al nostro passato in maniera oggettiva.
Non ci viene raccontata l'intera verità. Non ci vengono forniti tutti i fatti, cosi in Forbidden Archeology cerchiamo semplicemente di fornire tutti i fatti e lasciare che ognuno si costruisca la propria opinione a proposito di queste cose.

LL: Qual è la tua formazione specifica in questo campo, e quella del tuo co—autore, Richard Thompson?
MC: Non abbiamo una formazione specifica in questo campo, all'infuori delle ricerche che abbiamo condotto.

LL: È stato facile condurre queste ricerche? I resoconti erano abbastanza accessibili? Come sapevate dove andare a cercare, se non sono molto pubblicizzati o conosciuti?
MC: Be', è stato come una storia da detective: si va indietro nel tempo; si va indietro e indietro nei resoconti, e si cominciano a trovare cose. Poi occorre rintracciare piccole e oscure note a piè di pagina. È proprio come un insabbiamento, devi realmente scavare per trovare. Dovemmo acquisire giornali, oscure riviste, e resoconti da tutto i1 mondo, alcuni dei quali vecchi di centinaia di anni, e dovemmo tradurli dal tedesco, dal francese, dallo spagnolo, dal russo e da qualsiasi lingua in cui capitava fossero scritti, cosi tutto questo ci ha richiesto circa otto anni, otto anni di lavoro veramente scrupoloso per mettere insieme queste informazioni, che poi abbiamo inserito in questo libro.
Tutto è completamente documentato, cosi ogni riferimento è corredato di note a piè di pagina: c'è una completa bibliografia.

LL: Non occorre nemmeno prendervi sulla parola.
Avete provveduto a fornire una guida attraverso la quale si può risaline e verificare le evidenze che esibite. Ovviamente, anche in un migliaio di pagine, non potete metterci ogni cosa.
Qual è stato il vostro criterio nello scegliere cosa includere nella vostra documentazione e nel vostro libro?
MC: Abbiamo voluto scegliere cose per le quali disponessimo delle più solide evidenze, in termini di documentazione e testimonianza scientifica. 0ra ciò che imparammo è che questo processo di filtro scientifico, come ci piace definirlo, è in via di sviluppo, anche oggi. Siamo stati molto fortunati ad incappare in alcuni moderni ricercatori che sono stati vittime di questa soppressione, e che sono stati tanto gentili da fornirci alcune informazioni in mento al modo in cui il sistema effettivamente lavora.

LL: Dunque, come lavora in realtà il sistema?
MC: Be', c'è implicato il denaro. Ci sono implicati gli impieghi. C'è implicata l'opportunità di pubblicare. E ci sono gruppi di persone molto ristretti e potenti che controllano questi impieghi. Se si vuole diventare un professore all'Università, occorrono raccomandazioni. Se si vogliono veder pubblicati i propri articoli sulle riviste scientifiche, essi devono passare al vaglio di sbirciate anonime.

LL: Persone che possono far commenti, ma non si sa nemmeno chi siano?
MC: Già, non si sa chi siano, e in un certo senso si potrebbe dire che un gruppo dominante potrebbe molto facilmente usare il sistema di escludere le informazioni che non vuole far giungere ad ambienti più ampi, e tanto meno al pubblico.

LL: C'è dissenso negli ambienti accademici, per questo tipo di istituzione così facilmente oggetto di abusi, o tutto ciò, non allargando il campo in termini di punti di vista, è in tal modo utile al mantenimento dello status quo?
MC: Sì, c'è dissenso. Di tanto in tanto mi collego ad Internet col mio computer...

LL: Lo faccio anch'io.
MC: ...e ci sono gruppi di discussione che discutono di alcune manchevolezze del sistema in auge, ci sono persone che obiettano, ma nel complesso tutto è ancora abbastanza a posto.

LL: Cosa sono alcuni di questi gruppi in Internet? Sono gruppi artistici? Sono biblioteche? Voglio dire, cosa sono questi posti dove si possono trovare alcune di queste informazioni? Ci sono un sacco di utilizzatori di Internet tra i nostri ascoltatori.
MC: Be', quello che ho trovato, non concordo esattamente come si chiamava, ma era davvero originale perché si trattava di una discussione a proposito delle opportunità di impiego. Tecnicamente si trattava di un gruppo di discussione a proposito di impieghi di tipo accademico e come fare domanda, che tipo di lavori erano disponibili... ma c'era ogni tipo di scambio di opinioni sul sistema e su come funzionava in quel gruppo in p_articolare.

LL: Giusto, non ha senso parlare a proposito di impieghi, a meno che non cerchi di capire come funzionano.
MC: Esatto. Perché per ogni possibilità di impiego di tipo accademico, ci sono centinaia di domande di lavoro.

LL: Oh, capisco. In tal modo sei spinto dalla competizione a conformarti. Giusto. Fai tutto quello che puoi se ti interessa davvero quell'impiego.
MC: Ci sono persone davvero potenti, in questi campi, che controllano impiego, pubblicazione, fondi per la ricerca, e sei vuoi andare avanti ti devi adattare. Grosso modo, così funziona il sistema. Ho discusso personalmente con persone, vittime di questo sistema, a cui sono state rifiutate pubblicazioni, negati impieghi, fondi per la ricerca...

LL: Che tipo di eresie stavano cercando di far conoscere?
MC: Era a causa delle loro opinioni. Un caso che affrontiamo nel libro, è quello di Virginia Steen-MacIntyre, un geologo che lavorava per il Geological Survey statunitense.
Lei ed un paio di altri geologi lavoravano presso un sito a Hueyatlaco, in Messico, negli anni settanta, dove furono rinvenuti degli utensili in pietra molto sofisticati, utensili che avrebbero potuto essere prodotti solo da esseri umani anatomicamente moderni. Datarono il posto con il metodo della serie di uranio ed altri sistemi, stimando un'età di circa 300.OOO anni. Ora, secondo la dottrina imperante, non sono arrivati esseri umani in Nord America finno a 12.OO0 anni fa, sebbene alcuni specialisti stiano provando ad estendere questo periodo a 25.OOO o 30.OOO, ma la dottrina conservatrice in voga parla di 12.OOO anni. Questi utensili in pietra molto sofisticati, datati 300.OOO anni, in Messico, sono estremamente anomali: non dovrebbero essere esistiti, in quell'area, esseri umani in grado di produrli, fino a circa 1OO.O0O anni fa. È un dato di fatto, che gli utensili in pietra di quel tipo ritrovati là, non sono apparsi in Europa sino a circa 40.O0O anni fa, pertanto l'essere stati ritrovati in Messico, dove non avrebbero dovuto esserci per niente esseri umani, e per di più datati 300.OOO anni, il ché significa 250.OOO anni prima di ogni altro utensile in pietra di quel tipo sino ad allora ritrovato...

LL: Ciò crea un problema, vero?
MC: Questi ricercatori stilarono una relazione, ma non riuscirono a farla pubblicare. Nessuno voleva pubblicarla.

LL: Ma cosa accadde agli utensili? Dove sono oggi?
MC: Sono conservati in qualche museo. Essendo stati scoperti abbastanza recentemente, si possono ancora ritrovare. Cercammo di ottenere l'autorizzazione a prenderne delle fotografie da inserire nel nostro libro, Forbidden Archeology, ma ci fu risposto che sreemmo stati autorizzati a pubblicare quelle foto solo se avessimo attribuito loro una datazione inferiore ai 25.OOO anni; e che se avessimo anche soltanto menzionato che erano vecchi 3OO.O00 anni, come riportavano quei geologi, non avremmo avuto l'autorizzazione.

LL: Sai, con tutte queste informazioni, chi può dire come interpretarle? Michael, raccontami di un altro paio di ritrovamenti, dopodiché mi piacerebbe domandarti: tutto questo non è forse un retaggio del mondo intero, e chi può affermare di saperne qualcosa a proposito? Quali sono alcune delle restrizioni? Quali sono i vȧri metodi di datazione? Come possiamo sapere come vengono assegnate certe età? Quali sono i vȧri metodi per stabilirle? So che in gran parte ha a che fare con gli strati geologici nei quali viene ritrovato qualcosa, ma dimmi di più di queste scoperte e parleremo più approfonditamente a proposito delle controversie che le circondano.
MC: Be', una scoperta interessante fu la conchiglia scolpita, trovata nelle formazioni di roccia rossa (Red Crag) in Inghilterra. Ora, queste formazioni risalgono al tardo Pleistocene, vale a dire antiche di circa due milioni di anni, e Henry Stopes, un membro della Geological Society d'Inghilterra, vi trovò questa conchiglia. C'era un volto umano scolpito in essa, e secondo le opinioni moderne, non ci si potrebbe aspettare lavorazioni artistiche di questa fattura in Europa sino a circa 40.OO0 anni fa, al massimo, quindi due o tre milioni di anni è alquanto anomalo. Fu scoperta nel 19mo secolo.

LL: Okay. Un'altra scopena anomala?
MC: Tornando al Nord America e a tempi più recenti, dove abbiamo alcune eccellenti documentazioni su come le evidenze possano essere insabbiate, ecco il caso di un certo Dottor Lee che trovò, in una formazione glaciale presso una località chiamata Sheguiandah, sull'isola Manitoulin nei Grandi Laghi in Canada, utensili in pietra vecchi all'incirca 70.O0O anni. Come dicevo, l'idea in voga è che non dovrebbero essere esistiti esseri umani in Nord America sino a circa 12.000 anni fa. All’epoca in cui fece queste scoperte, lui stava lavorando con il National Museum del Canada. Giunse un geologo ad esaminare il sito, che confermò la sua stima sull'età dello stesso, ma egli venne comunque licenziato dal suo lavoro, non gli fu pubblicata la sua relazione, e non fu in grado di trovare un altro lavoro per anni. Tutto questo lo sconvolse estremamente, e tutti gli utensili in pietra che aveva ritrovato, furono presi e immagazzinati dal museo, in qualche posto al di fuori del suo controllo.

LL: E cosi, li nascosero?
MC: Li nascosero.

LL: Michael, per la maggior parte includi nel tuo libro quei manufatti che possano essere ben documentati, il ché richiede che tu ti cali nei panni del detective a caccia tra la letteratura scientifica, ma stavi dicendo che alcuni dei ritrovamenti meno documentati, sono stati fatti da minatori carboniferi, a causa del fatto che loro si ritrovano là sotto a scavare in strati geologici molto antichi. Ad esempio, ho sentito parlare di persone che stanno cavando carbone da mettere nelle loro stufe, e saltano fuori catene d'oro, vasi metallici e cose davvero incredibili. Raccontami qualche episodio relativo a cosa è stato ritrovato in strati di carbone molto antichi, e oggetti ritrovati da minatori.
MC: Dunque, eccone alcuni dei quali parliamo nel libro, Forbidden Archeology. Nel 1987, i1 Daily News di Omaha, in Nebraska, riportava un articolo, intitolato "Pietra scolpita seppellita in miniera". Riguardava un pezzo di roccia di circa 60 cm. per 30, ed era scolpita con forme a diamanti. Recava dei segni che suddividevano la superficie in diamanti, ed al centro di ognuno c'era cesellato un volto umano, di persona piuttosto anziana. La domanda che si pone è: come è finita là sotto?
Questa miniera era scavata in profondità nel terreno, circa quaranta metri sotto. I minatori dissero che il terreno non era stato messo sottosopra, e loro sono molto abili in questo, perché la loro vita dipende da ciò. Se scavano da qualche parte, e si accorgono che il carbone è instabile, segno che forse c'era un pozzo esistente da prima che è stato riempito, stanno molto attenti perché sanno che potrebbero rimanere sepolti da uno smottamento o intrappolati sottoterra, perciò non sono degli stupidi. Il carbone di quel posto, vicino ad Omaha, in Nebraska, era Vecchio di circa 300 milioni di anni, e questo è davvero sbalorditivo.
Ora, dov'è finito que1l'oggetto? Abbiamo provato a rintracciarlo, ma senza fortuna. Fu riportato sui giornali. Abbiamo scovato un sacco di pubblicazioni su di esso, ma siccome è talmente distante da quanto potrebbe essere accettato dalla cultura moderna, non fu messo in nessun museo, da nessuna parte. Probabilmente se lo è tenuto uno dei minatori, e quando mori, passò a qualche parente chissà dove, e magari è stato buttato via...

LL: O magari giace in qualche soffitta, e nessuno conosce la sua Vera storia.
MC: Già. Comunque, se qualcuno in ascolto ha storie di questo tipo, avremmo piacere se ce lo facesse sapere.

LL: Michael, ho sentito inoltre che ci sono muri in pietra sepolti ad una cinquantina di metri. So che esistono esempi di ciò in Texas e in California, credo. Ti sei imbattuto in manufatti cosi grandi, come mura in pietra sottoterra? MC: Ci siamo imbattuti in resoconti del genere; sono menzionati nel nostro libro. Ce n'è uno di questo tipo, da Heavener, in Oklahoma, dove abbiamo la testimonianza di un minatore che, nel 1928, stava lavorando in questa miniera ad una profondità di due miglia. Queste miniere sono allestite in svariate camere, e ogni giorno ne viene fatta "saltare" una nuova. Cosi, una mattina, fu fatto saltare uno strato di carbone, ed i minatori videro all'estremità della camera che avevano ricavato, ciò che definirono un muro di blocchi in cemento, molto liscio e smussato; era un muro, costruito là sotto. Ne parlarono coi dirigenti della miniera, e quelli li fecero uscire, li mandarono in un'altra miniera, e riempirono quella sezione. LL: È una procedura normale, quando si trovano cose del genere?
MC: Be', lì sembra esserlo: ciò che potrebbe accadere, è che alcuni di questi casi potrebbero essere riaperti e investigati nuovamente, da persone con la mentalità un po' più aperta.

LL: Non hai mai immaginato che se la Terra fosse, per un giorno solo, trasparente, e si potessero vedere tutte le ossa di dinosauro, tutti i manufatti insoliti, tutti i resti umani, tutte le impronte, tutte 1e cose seppellite nella Terra da molto, molto tempo... cosa pensi che Vedremmo, Michael? In che quantità?
MC: Credo che cio che troveremmo sarebbe un ritratto di tutti i tipi di creature, umani e altro, andando indietro per lunghi, lunghi, lunghi periodi di tempo. Naturalmente, un problema sarebbe che semplicemente vedere non è abbastanza, perché molto di ciò che vedremmo, sarebbe un prodotto della nostra stessa mente, nel senso che è sempre possibile trovare una spiegazione. In altre parole, c'è un doppio criterio nel trattare le evidenze. Se qualcosa si conforma alle idee in voga, allora...

LL: Non ci sono problemi, esatto?
MC: Zero problemi. Se va contro le idee correnti, allora si può immediatamente scegliere ogni tipo di imperfezione, perché con questo tipo di reperti scavati fuori dal terreno, anche nelle migliori circostanze si può sempre trovare una contro-spiegazione. Giungendo agli estremi, si può semplicemente parlare di una frode, o una burla molto elaborata...

LL: Già, che qualcuno lo ha messo lì, o...
MC: Esatto. Ma Vedi, il problema è che se si facesse cosi, se si applicasse lo stesso criterio agli oggetti che oggi si trovano nei musei, allora si dovrebbe buttare via anche quelli. Ad esempio, se si trovasse uno scheletro umano anatomicamente moderno in uno strato di carbone vicino alla superficie, se realmente fosse stato nel carbone, sarebbe vecchio 200 milioni di anni; ma se qualcuno dice che È vicino alla superficie e quindi dev'essere recente, be'... Ma allora, la maggior parte dei reperti archeologici di cui disponiamo (come Lucy, il più famoso esemplare di Australopithecus, trovato da Donald Johanson in Etiopia, negli anni settanta) furono anch'essi trovati vicino alla superficie.
È un dato di fatto, che la maggior parte dei reperti dell'uomo di Giava, scoperti nell'iso1a, furono trovati in superficie. Non furono ritrovati sepolti sotto il terreno.

LL: Ho sentito di catene d'oro saltate fuori da pezzi di carbone. Ho trovato documentati questi fatti in certi libri su anomalie di ogni tipo. Puoi raccontarmi qualche storia sull'argomento?
MC: Be', sono documentati in svariati libri, tra cui il nostro. Un caso particolarmente interessante ebbe luogo nel 1891, ed è riportato nel giornale The Morrisonville Times, dell'Illinois. Si trattava della moglie dell'editore del giornale: Mrs. Culp stava rompendo del carbone da mettere nella sua stufa, quando in un pezzo trovò una piccola catena d'oro, dalla lavorazione molto complicata; Era talmente conficcata nel carbone, che dopo aver spaccato i1 blocco, due pezzi rimasero attaccati alle estremità della catena. Ciò che facemmo, fu verificare se effettivamente il giornale avesse una copia de11'articolo che descriveva il ritrovamento, perché ne avevamo sentito parlare, ma volevamo controllare il giornale stesso; ci mandarono una copia dell'articolo.
Abbiamo anche verificato, tramite il Geological Survey dello Stato dell'Illinois, l'età del carbone nel quale fu trovata la catena d'oro.

LL: Cos'è accaduto alla catena d'oro? Come siete stati in grado di documentarla? Era una storia a proposito di quello che qualcuno aveva trovato in un pezzo di carbone.
Oltre a esaminare storie scritte all'epoca, avete mai trovato qualcuno di questi oggetti, o qualcuno sta portando la catena al collo, pensando che è semplicemente una normale antichità?
MC: Abbiamo cercato di rintracciare quella catena d'oro (vecchia all'incirca 300 milioni di anni) di cui parlava il giornale. Abbiamo scoperto che la proprietaria era deceduta nel '59, e la catena è stata passata a un parente dopo la morte, ma non siamo riusciti a risalire oltre. Per questo il caso è riportato nell'appendice relativa alle anomalie estreme, e che non ci è possibile documentarlo completamente.
Il grosso del libro è composto di cose un po' meno spettacolari, ma documentate molto meglio. I manufatti sono ancora lì, la maggior pane in musei, e si possono vedere.

LL: Tom, di San Luis Obispo, grazie per essere con noi.
Tom: Salve. Avrei alcune domande a proposito delle sfere metalliche con scanalature, e mi piacerebbe sapere quante ne sono state ritrovate, la loro composizione, il metodo di datazione, e se la datazione è passata al vaglio di "sbirciate anonime".
MC: Okay. Un bel po' di domande, ma cercherò di rispondere a tutte quelle che posso. Le sfere con scanalature furono trovate vicino a Ottosdal, in Sud Africa. Ora, sono state scoperte per molto tempo, centinaia di esse; non tutte posseggono le scanalature passanti per l'equatore; non sono state menzionate in pubblicazioni scientifiche, perciò riportiamo questo caso particolare nell'appendice del libro. Le sfere sono conservate in un museo a Kerksdorp, Sud Africa. Abbiamo intrattenuto una corrispondenza con Roelf Marx, il curatore di quel museo, che ci ha riferito che per lui sono un autentico mistero.
Afferma che sembrano fatte a mano. Queste sono le sue esatte parole, che sembrano fatte a mano, eppure in quel periodo della storia della Terra, nel quale sono finite in questa roccia, non esisteva vita intelligente. Ora, questo è il suo assunto, cosi potete capire come funziona la faccenda.
Egli afferma che sembrano fatte dall'uomo, ma che non potrebbero esserlo perché "Io so che né umani, né alcun tipo di vita esisteva in quel particolare periodo".
Ora, esse sono state trovate in una formazione di pirofillite, un minerale che laggiù è stato datato 2,8 miliardi di anni.
Egli ci ha fornito l'informazione da un certo Professor Bisschoff, professore di geologia presso L'Università di Potchefstroom. Si dice che queste sfere siano fatte di limonite, un tipo di minerale ferroso, ma si tratta di limonite davvero insolita, perché sono estremamente dure.
Non possono nemmeno essere scalfite con un punteruolo, il che significa che in termini di durezza minerale, esse sono davvero estremamente dure. Solitamente la limonite è piuttosto tenera, invece queste sono dure, molto molto dure, pertanto sono parecchio misteriose. Passate al vaglio, no, sinora no, perché non sono riportate in alcuna rivista scientifica.
Non credo sia possibile trovare alcuno studioso che abbia la volontà di considerarle come prodotte dall'uomo, sebbene dicano che sembrano fatte dall'uomo.

LL: Un'ultima cosa per concludere. L'impronta parziale di una suola di scarpa è stata trovata in una roccia del Triassico, datata all'incirca 250 milioni di anni fa. Essa aveva ben definito il filo col quale la suola è cucita alla scarpa, impresso proprio là sulla roccia. Straordinario! Com'è possibile non capire qualcosa così, quando si può vedere la cucitura intorno alla suola e quando la roccia viene fatta risalire al Triassico?
A proposito, dove si trova la roccia...?
MC: Be', è un altro di quei casi di insabbiamento. Una volta di più, è un caso di insabbiamento, dove si aveva qualcosa, uno splendido reperto che fu mostrato a degli scienziati. La persona che lo aveva scoperto lo portò a New York, presso la Columbia University; lo mostrò ad alcuni dei pezzi grossi del Museo Americano di Storia Naturale, e glielo cedette.
Abbiamo scritto al Museo, ma non avevano informazioni su di esso. Dissero che il rapporto non risulta nei loro archivi.

LL: Una volta ancora, non credete a tutto ciò che sentite. Controlliamo le possibili alternative. Ritengo sia un processo molto interessante, molto importante, ed è uno di quelli che sta contribuendo ad espandere il nostro paradigma.
Grazie di nuovo per essere stati con me finora in questo viaggio.
Sono Laura Lee.