Forse i britannici vi stanno spiando

Numero Nexus #2
Pagina 10
Data di uscita ottobre-novembre
Anno 1995
Autore Alan M. Dershowitz
Fonte Los Angeles Times, 19 Maggio 1995, p. B7


Anche oggi, un accordo per lo scambio di informazioni risalente alla seconda guerra mondiale, continua ad invadere la privacy degli americani.


Il recente libro di due riconosciuti esperti sullo spionaggio internazionale, John Loftus e Mark Aarons, ha dischiuso una faccenda di intelligence che dovrebbe spaventare ogni americano che ama la libertà e dà valore alla privacy. Tutto iniziò ai brutti, vecchi tempi di J. Edgar Hoover, che fu a capo dell'FB1 dal 1924 sino alla sua morte, nel 1972. Non dovrebbe sorprendere nessuno che sia familiare con la sordida storia di ricatti politici, estorsioni e corruzione personale di Hoover, il fatto che "l'eroe" che da il nome al quartier generale dell'FBI, non si sarebbe fermato davanti a nessun ostacolo per raccogliere dossier segreti sugli americani che non erano d'accordo con lui.
Durante la seconda guerra, il presidente Roosevelt consentì al Servizio Segreto britannico di allestire delle 'stazioni di ascolto' entro i nostri confini, in cambio della possibilità da parte nostra di fare altrettanto entro quelli inglesi. Al termine della guerra, nessuno si scomodò a revocare questo accordo, ed Hoover intravvide una meravigliosa possibilità di espandere la sua raccolta di informazioni. Insieme a James Forrestal, il paranoico-schizofrenico Segretario della Difesa che alla fine si suicidò gettandosi da un reparto psichiatrico, Hoover fece in modo che lo spionaggio britannico installasse microfoni spia presso cittadini statunitensi, in cambio della stessa possibilità per l'FBI nei confronti di cittadini britannici. I servizi di spionaggio si sarebbero poi semplicemente scambiati le loro informazioni. Questo ingegnoso incrocio assunse maggiore importanza col passare degli anni, quando le corti e le legislature resero difficile all'FBI ficcare il naso negli affari dei cittadini in nome della "sicurezza nazionale". La risposta dell'FBI a queste restrizioni legali fu aggirarle. Semplicemente, Hoover allargò il suo accordo "tu spia i miei, io spio i tuoi" ad altre organizzazioni di spionaggio amiche, e la sorveglianza continuò. La chiave, naturalmente, è che poichè lo spionaggio è effettuato da servizi segreti stranieri dichiaratamente per la raccolta di informazioni per scopi propri, non è richiesto alcun mandato di perquisizione, anche se l'obiettivo è un cittadino statunitense. Secondo le fonti all'interno dei servizi, citate da Loftus e Aarons, tutto questo persiste anche in un'epoca nella quale una sofisticata sorveglianza elettronica rende possibile per i servizi segreti intercettare virtualmente ogni telefonata, ogni fax. ogni posta elettronica. Il personale britannico dei servizi è divenuto un "elemento fisso" delle più sofisticate stazioni di sorveglianza elettronica negli Stati Uniti.
Abbiamo combattuto una rivoluzione, in parte, per proteggerci contro i gendarmi inglesi che conducevano "perquisizioni generali" di case, persone ed effetti dei coloni americani. E abbiamo sancito un Manifesto dei Diritti per proteggerci contro perquisizioni e sequestri senza giustificazioni. È più che ironico che, due secoli dopo la nostra dichiarazione di indipendenza dalla Gran Bretagna, stiamo cospirando con le istituzioni di spionaggio di tale nazione per privare i nostri cittadini di un diritto garantito dalla nostra costituzione. Il primo passo dev'essere, per il Congresso, apprendere esattamente cosa sta accadendo entro i profondi recessi della comunità dei nostri servizi segreti. Non possiamo più consentire che noi si sia imbrogliati da questa operazione di spionaggio incrociato. La privacy degli americani è troppo importante perché sia lasciata nelle mani di un paese straniero.

[Alan M. Dershowitz insegna alla scuola di legge ad Harvard, e scrive una rubrica giornalistica.]