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In Italia la usano due milioni e mezzo di persone, ma per legge non esiste. Chi prescriverà: l'abusivo o l'incolto?


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Omeopatia - Effetti collaterali


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Numero Nexus #2
Pagine 5-8 (inserto italiano)
Data di uscita ottobre-novembre
Anno 1995
Autore Mario De Negri

Indice


Dalla seconda metà del diciannovesimo secolo esiste una disciplina, l'"omeopatia", che pur nuova nella proposta appare avere radici antiche che sprofondano addirittura nella leggenda. Si diceva che Mitridate, re del Ponto, per timore d'essere avvelenato, assumesse quotidianamente piccole dosi di veleno per potersi "immunizzare": il termine di mitridatismo deriva da questo. Scientifico, dimostrato, ripetibile o no, questo ci tramanda la leggenda. Quanto citato dimostra che perfino gli antichi Greci conoscevano qualcosa, che in definitiva sembra avere a che fare con la principale delle leggi dell'omeopatia: la legge dei simili. Addirittura gli antichi cinesi, qualche millennio prima di quello che raccontava la leggenda greca, praticavano la vaiolizzazione raccogliendo la polvere di pustola vaiolosa in un guscio di noce. Questa pratica antichissima prelude sia alla terapia con i nosodi dell'omeopatia, sia alla vaccinazione antivaiolosa[1], sia a tutte le più moderne ed attuali pratiche immunitarie.
Si vuole far risalire qualcosa di simile all'omeopatia ad un più recente Paracelso, che nel 16° secolo, trovava la similitudine tra la natura e le malattie umane. Arriviamo in fine ad Hanemann che, come si diceva, nella seconda metà del secolo scorso pose le basi di quella che definì omeopatia.
Ai nostri giorni la proposta di Hanemann è forse obsoleta dal punto di vista scientifico, anche se contiene intuizioni di base che vanno prese seriamente in considerazione. Non si spiega altrimenti come la CEE senta la necessità d'emanare una direttiva in merito[2].
Indubbiamente sarebbe quantomeno audace porre in discussione le pratiche dei cinesi. Forse si potrebbe discutere sulla loro tecnica, ma non certamente sul modo da loro usato che lascia, peraltro, trasparire ben altre conoscenze sommerse. Ora in quest'epoca contemporanea, nella quale si vuole ammantare tutto, per renderlo maggiormente credibile, di scientificità, si discute di queste intuizioni criticandole, talora ferocemente, od opponendo una resistenza passiva, come sta accadendo ora in Italia. La critica su cosa è fondata? I cardini di questa sono: la non dimostrabilità dell'azione farmacologica del rimedio omeopatico e quindi l'impossibilità da parte del legislatore (italiano) d'inserire tali farmaci nella farmacopea. Nel farmaco omeopatico, secondo i criteri della corrente farmacologia, non esiste sostanza quantificabile. A quel che appare, è come se, alle soglie del terzo millennio, qualcuno pretendesse di voler misurare la lunghezza d'onda delle onde elettromagnetiche col metro. Non riuscendovi, giungesse ad affermare che i fenomeni elettromagnetici siano inesistenti e non possano funzionare, anche se tutti ben sanno che la nostra civiltà vive letteralmente su questa dimensione fisica (radio, televisione, telefoni, cellulari, ecc.). Un altro caposaldo della critica, riguarda la sperimentazione del farmaco. Questo concetto richiede forse un'analisi più approfondita. Il criterio scientifico richiede che la sperimentazione di un farmaco s'esegua col metodo del doppio cieco, su una popolazione statisticamente omogenea[3]. Quanti farmaci soddisfano realmente questi criteri? Questa non vuole essere una critica al metodo scientifico, ma un esame della realtà che emerge anche dalle cronache di questi ultimi tempi. Senza voler lapidare nessuno, abbiamo visto con quanta facilità siano stati immessi nel mercato farmaci di non comprovata efficacia o addirittura dannosi.
La sperimentazione omeopatica è eseguita sull'individuo sano, del quale si colgono i sintomi prodotti dalle sostanze somministrate. È evidente come in questo caso la scelta del campione può essere ampia ed omogenea. Indubbiamente ci sono dei limiti anche in questa metodologia che impone un'accuratissima collezione dei sintomi sulla base dei quali, poi, si basa l'omeopata per la prescrizione (il medico allopatico non dovrebbe sapere anche lui raccogliere i sintomi che il paziente gli enuncia?). Non si comprende allora perché in Italia tale accanimento d'autorità scientifiche, di legislatori o di semplici detrattori. Ci troviamo in tempi in cui ancora larghe fasce di popolazione si rivolgono a maghi e fattucchiere per risolvere i loro problemi o, pongono la loro salute nelle mani di qualche entità superiore. Non comprendiamo quindi perché la legislazione proibisca di fatto a 2.500.000 e mezzo di cittadini e forse più, d'esercitare liberamente il loro diritto alla salute. Di scegliere, quindi, il tipo di cura nella quale essi credono e che forse ritengono maggiormente idoneo alla loro condizione. Il sospetto che ne deriva è che la salute, e quindi il farmaco, siano un grosso affare di cui taluni tengono le fila e che non si vuole che vi siano altri che possano condividere una fetta di mercato che può diventare ampia. Ormai molte nazioni civili, iniziando dai rigorosissimi (e ricchi) tedeschi, hanno accolto la medicina naturale, l'omeopatia e le cure naturali[4]. In Germania esiste una categoria di professionisti, definiti Heilpraktiker, riconosciuta dallo stato e che usa esclusivamente cure naturali. In Italia, pur in regime di libero scambio delle professioni, in ambito CEE, questa categoria non è riconosciuta. Ii silenzio o la resistenza passiva dei legislatore possono favorire o la fuga del paziente, o l'abusivismo da parte del terapeuta, o la circolazione di medicine "di contrabbando". Urge una legislazione dettagliata e precisa come per tutti gli altri farmaci. Urgono disposizioni per la preparazione dei medici, onde frenare l'abusivismo. I medici preparati in Italia sono molto pochi. Non esistono, in pratica, strutture universitarie. La preparazione del naturopata o anche del medico volonteroso è lasciata a strutture private, spesso fatiscenti, le quali rilasciano attestati e certificazioni che non hanno nessun valore legale e, quindi, non abilitano alla professione. Il non laureato rischia d'essere un abusivo. Il laureato rischia la contestazione delle cure praticate. La legge ora proposta[5] s'occupa esclusivamente del riconoscimento farmacologico del farmaco od omeopatico. Chi prescriverà: l'abusivo o l'incolto? Mario De Negri

Così la direttiva CEE...

Direttiva 92/73/CEE del Consiglio del 22 settembre 1992 che amplia il campo di applicazione delle direttive 65/65/CEE e 75/319/CEE concernenti il riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative relative ai medicinali e che fissa disposizioni complementari per i medicinali omeopatici. Articolo 6, paragrafo 3: La pubblicità dei medicinali omeopatici è soggetta alle disposizioni della direttiva 92/28/CEE concernente la pubblicità dei medicinali per uso umano (...). Inoltre, ogni Stato membro PUÒ vietare nel proprio territorio qualsiasi pubblicità dei medicinali omeopatici (...).

...E la legge italiana

Decreto legislativo n. 185 del 17 marzo 1995 Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 1995 n.117. Attuazione della direttiva 92/73/CEE in materia di medicinali omeopatici.

Articolo 3

(lmmissione in commercio. requisiti per la procedura semplificata di autorizzazione e divieto di pubblicitè):

  1. L'autorizzazione all'immissione in commercio di un medicinale omeopatico è rilasciata con procedura semplificata di registrazione, se il medicinale:
    1. è destinato ad essere somministrato per via orale o esterna;
    2. non reca sulle confezioni o non vanta in qualsiasi altro modo indicazioni terapeutiche;
    3. ha un grado di diluizione tale da garantire l'innocuità; in ogni caso il medicinale non può contenere più di una parte per diecimila di tintura madre, nè più di 1/100 della più piccola dose eventualmente utilizzata nell'allopatia per i principi attivi la cui presenza in un medicinale allopatico comporta l'obbligo di presentare una ricetta medica.
  2. È VIETATA qualsiasi forma di pubblicità presso il pubblico dei medicinali omeopatici di cui al comma 1.


Articolo 4

(Etichettatura e foglio illustrativo):

  1. L'etichettatura e l'eventuale foglio illustrativo dei medicinali omeopatici di cui all'articolo 3 devono riportare obbligatoriamente ed esclusivamente le seguenti indicazioni:
    1. dicitura "medicinale omeopatico" in grande evidenza, seguita dalla frase "perciò SENZA indicazioni terapeutiche approvate";
    2. denominazione scientifica propria della tradizione omeopatica o antroposofica del materiale di partenza omeopatico, seguita dal grado di diluizione espresso con i simboli della farmacopea utilizzata;
    3. nome e indirizzo del responsabile dell'immissione sul mercato e del produttore, se diverso;
    4. modo di somministrazione e, se necessario, via di somministrazione;
    5. mese e anno di scadenza;
    6. forma farmaceutica;
    7. contenuto della confezione in peso, volume o unità di somministrazione;
    8. eventuali precauzioni particolari da prendersi per la conservazione del medicinale;
    9. avvertenza speciale, se il medicinale lo richiede;
    10. numero del lotto di fabbricazione;
    11. numero di registrazione;
    12. suggerimento all'utilizzatore di consultare un medico, se i sintomi persistono durante l'utilizzazione del medicinale;
    13. prezzo di vendita al pubblico.


Articolo 8

(Sanzioni):

  1. Salvo il fatto che costituisca reato, il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio del medicinale omeopatico che non osserva le disposizioni dell'art. 4 è assoggettato alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire dieci milioni a lire sessanta milioni.
  2. La stessa sanzione prevista dal comma 1 si applica a chiunque non osserva la disposizione di cui all'art. 3, comma 2, salvo che il fatto non costituisca reato.


Note:

  1. L'infezione da cow-pox o virus del vaiolo è stata debellata dalla faccia della Terra con la pratica della vaccinazione antivaiolosa: questa viene considerata come una delle più grandi conquiste dell'attuale scienza medica. Gli unici ceppi di virus esistenti sono conservati in tre Istituti scientifici degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica. Di recente gli scienziati che custodiscono il virus intendevano distruggerlo. La comunità scientifica è insorta in quanto non si sa quale danno può arrecare all'intero ecosistema della Terra la distruzione di una molecola di DNA (acido desossiribonucleico) d'origine virale che, per sua funzione, è deputata alla trasmissione del messaggio genetico.
  2. Direttiva 92/73/CEE del Consiglio del 22 settembre 1992 "intesa ad uniformare la normativa degli stati membri sull'uso dei rimedi omeopatici ed antroposofici, accettati da taluni Stati, tollerati da altri e, pur non sempre ufficialmente riconosciuti, impiegati e prescritti da tutti"
  3. Il ché sta a significare che, considerato un certo tipo di patologia, si deve prendere un campione di persone, il più numeroso possibile, affinché possa essere considerato statisticamente significativo ed omogeneo e cioè uniforme per patologia, età, sesso, abitudini di vita, ecc...
    A metà di questo campione dovrà essere somministrato, all'insaputa del paziente, il farmaco, all'altra metà un placebo e cioè una sostanza avente l'apparenza esterna del farmaco, ma costituito di sostanza farmacologicamente inerte (ma sarà vero questo fatto dal punto di vista dell' omeopatia che suggerisce farmaci che per la farmacopea non contengono sostanza attiva?)
  4. Ricordiamo che la Germania è la patria delle cure termali.
  5. D. L. n. 185 del 1 7/03/1995 G. U. 22/05/I 995 n. 117 - Attuazione della direttiva 92/73/CEE in materia di medicinali omeopatici.