Per il Ministero della Difesa era senza dubbio un pallone di plastica. Ma dopo 16 anni una foto riapre gli interrogativi. E gli archivi dell'Aeronautica.


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Treviso '79 - Un caso ancora aperto


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Numero Nexus #2
Pagine 9-12 (inserto italiano)
Data di uscita ottobre-novembre
Anno 1995
Autore Furio Stella

Indice


Una foto che salta fuori dopo 16 anni. Un caso. Grazie al quale se ne riapre un altro: quello che ha avuto per protagonista un pilota militare, Giancarlo Cecconi, e per luogo, chiamiamolo così dell'incontro, il cielo di Treviso la mattina del 18 giugno 1979. In tutto questo tempo, foto e caso sono rimasti chiusi in un cassetto. O meglio in due cassetti: quello del Ministero della Difesa e quello di casa Cecconi. Con una bella differenza, però: che il primo, sulla spinta di un'interrogazione parlamentare dell'84, aveva chiuso prematuramente il caso (Il personale foto-interprete ha inequivocabilmente identificato l'oggetto in un pallone di forma cilindrica realizzato con sacchi di plastica nera, rispose attraverso il suo Capo di Gabinetto l'allora ministro della Difesa Giovanni Spadolini), mentre il secondo, cioè Cecconi, la foto se l'era proprio dimenticata e non era più riuscito a ricordarsi dove diavolo fosse. Anche su questa dimenticanza, per la verità, s'è parecchio romanzato: che quella di Cecconi fosse stata solo una bugia diplomatica? Una copertura impostagli magari dalle stesse autorità militari? Oddio, tutto può essere. Sta di fatto che Cecconi, che oggi ha 62 anni ed è un maresciallo pilota in pensione, ha sempre detto in questi anni, e l'ha ripetuto anche a noi, che le cose stavano proprio così e cioè che quella fotografia l'aveva proprio perduta. E, francamente, non vediamo motivi per i quali non gli dovremmo credere. Verità o bugia è comunque un fatto che il ritrovamento della foto cambia parecchie cose in tavola. Per esempio il fatto che l'oggetto in questione - un "serbatoio di carburante, per dirla con le stesse parole di Cecconi , lungo circa otto metri e alto tre - appare mille volte più nitido di quanto non lo fosse nei tre fotogrammi diffusi dal Ministero proprio a seguito dell'interpellanza dell'84 e pubblicati da "Epoca nell'85. Da cui il dubbio: i tre fotogrammi facevano effettivamente parte della stessa serie (un'ottantina) scattata quel giorno da Cecconi? E ammesso che fossero stati davvero: non è per caso che qualcuno prima di diffonderli s'era premurato di ritoccarli? Dubbi più che leciti, s'intende. Tant'è che il 24 agosto scorso, a dieci anni esatti di distanza dalla domanda dell'84, una nuova richiesta è stata fatta al Ministero della Difesa, decisa a ottenere stavolta l'intera documentazione del dossier-Cecconi: tutti e ottanta i fotogrammi scattati, il rapporto del pilota, la registrazione-radio del radar di Istrana e la memoria delle condizioni meteorologiche nell'ora dell'avvistamento (le 11,30). Da Roma hanno già risposto: la lettera è stata girata allo Stato Maggiore della Difesa e, per conoscenza, all'Aeronautica. "Siamo in presenza di un documento eccezionale. Può rivelarsi importantissimo a livello nazionale. Questa volta dovranno fornire la documentazione completa", dice con entusiasmo Antonio Chiumiento, consulente del Centro Ufologico Nazionale e firmatario della richiesta, così come lo era stato, da vicepresidente del CUN, di quella dell'84.
Chiumiento, che insegna matematica in un istituto privato di Pordenone e che più di un ufologo si definisce un investigatore, è in pratica la persona che ha sollevato il "caso Cecconi". Per anni ha insistito con il pilota per avere la foto, e quando ormai non ci stava pensando quasi più, zac, eccola qui "Una fortuna, una fortuna pazzesca. Gli avevo telefonato semplicemente per sapere come stava... E lui m'ha detto: sa, ho trovato quella foto..."

Il fatto

Qui facciamo un passo indietro di 16 anni. Per raccontare appunto quel che successe quella benedetta mattina del 18 giugno 1979. Cecconi, maresciallo pilota del 2° Stormo, di stanza all'aeroporto militare di Sant'Angelo a Treviso, stava rientrando con il suo G-91 da una missione fotografica sugli Appennini. A trenta chilometri dalla base, il radar a terra di Istrana (a una decina di chilometri da Treviso) gli chiede di andare a controllare "una traccia non identificata" a circa tremila metri di quota, proprio sulla verticale dell'aeroporto. Cecconi esegue, e quando vede in lontananza la sagoma dell'oggetto, la prima idea che gli balena per la mente è che si tratti di un pallone giocattolo, magari del tipo Ufosolar, come in effetti se ne erano visti sull'aeroporto giorni prima.
Presto si rende invece conto che si tratta di qualcosa di diverso. Che cosa?
"Io so di avere visto una cisterna di carburante sospesa in aria. Per me era una sfida all'aerodinamica", ha sempre sostenuto il pilota. Aggiungendo che si trattava di un oggetto di circa otto metri per tre, con nella parte centrale una piccola cupola di colore bianco-lattiginoso e con due "baffi", cioè due rialzi laterali. Cecconi comincia dunque a passargli vicino, anche a meno di cento metri. Capisce che si tratta di qualcosa di ben consistente, dal momento che l'oggetto non si muove nonostante i vortici d'aria creati dal G-91, e inizia a riprenderlo con la cine-mitragliatrice di bordo. Scatta circa un'ottantina di foto, in sequenza, per quattro-cinque minuti.
Da terra gli addetti di Sant'Angelo seguono la scena con il binocolo.
La radio di bordo dice:
"È in lenta salita... Lascia anche una scia bluastra... (ma Cecconi non la vede, ndr) Va su, va su... Non vediamo più niente...". Nello stesso momento da Istrana confermano: "È scomparso dal radar". Cecconi atterra, fa rapporto, a Sant'Angelo non si parla d'altro, allo sviluppo delle foto chiede di poterne avere una copia, un po' per ricordo, un po' perchè, come disse in un'intervista dell'81, "volevo che un giorno mio figlio vedesse e magari riuscisse a capire quello che io non ero riuscito a identificare". La mise sotto la tuta che non era ancora perfettamente asciutta. Poi tirò su la lampo.

Le conclusioni

Aldilà delle risposte che darà il Ministero (ma le darà?) e aldilà dei risultati
dell'analisi fotometrica a cui Chiumiento sta sottoponendo sia l'immagine di Cecconi che i tre fotogrammi dell'85 ("Vediamo se ci sarà qualcosa di interessante"), qualche conclusione la si può già dare senza bisogno di tirarla per i
capelli.

  1. ll "caso Cecconi" è di estremo interesse perché in questa occasione la presenza dell'oggetto non identificato è testimoniata non da un privato cittadino ma da un'istituzione militare. Dunque sui documenti non possono esserci dubbi.
  2. L'eccezionalità del caso è data anche dalla doppia modalità di avvistamento occhio-radar.
    Abbastanza spesso, difatti, il contatto visivo non è suffragato dal contatto radar e viceversa.
  3. La tesi del "pallone di forma cilindrica realizzato con sacchi di plastica" offerta dal Ministero della Difesa nell'84 fa acqua da tutte le parti. Lo dimostrano: a) Il fatto che l'oggetto non si sia mosso nonostante i vortici d'aria creati dal G-91; b) le modalità di scomparsa dell'oggetto, improvvise e sicuramente non imputabili a un'esplosione dello stesso; c) la testimonianza del pilota, Cecconi, che vanta un curriculum come pochi (brevetto militare nel '52, nel 2° Stormo dal '64) e che già nel novembre del '78 aveva raggiunto le 6.000 ore di volo; d) la mancata dimostrazione che un pallone-giocattolo possa essere percepito da un radar delle stesse caratteristiche di quello di Istrana.


Insomma, troppo falso per essere credibile. Sarà mica per questo che il Ministero, nella famosa risposta dell'84, scrisse "Il personale foto-interprete ha inequivocabilmente identificato..."? Perchè il "personale foto-interprete" e non Cecconi stesso, il personale di terra a Sant'Angelo o gli addetti-radar di Istrana?

L'intervista

"L'ho detto: per me è un serbatoio di carburante. Forse un giorno qualcuno riuscirà a spiegarmi che ci faceva a quella quota li...". Giancarlo Cecconi ha 62 anni ed è oggi un maresciallo pilota in pensione. Dalla sua casa di Treviso accetta volentieri di parlare di quel "serbatoio" e insomma di quello strano incontro, avvenuto nei cieli del '78, che gli ha un po' scombussolato la vita, "anche se - premette con una punta di stanchezza - di questa storia s'è parlato ormai anche troppo".
Ritrovare una foto così importante dopo tanti anni: non le sembra un po' strano?
"Eppure è la verità. Sapevo di averla ancora, quella foto, ma non mi ricordavo più dove. Mi ha fatto piacere averla ritrovata".
A proposito: perché delle 84 scattate scelse proprio quella e non altre?
"Le foto erano tutte uguali. Per qualità, però, quella era la migliore".
II Ministero ha detto che si trattava inequivocabilmente di un pallone sonda: lei ha sempre sostenuto invece che non si muoveva nonostante i vortici d'aria creati dal suo G-91 e che di conseguenza...
"L'ho detto e lo confermo. Non si muoveva. Gli ho girato attorno per quattro-cinque minuti. E anche quando gli sono passato vicino mettendolo in scia... Se fosse stato un pallone, altroché se avrebbe dovuto muoversi".
Quattro-cinque minuti di contatto, poi l'oggetto è sparito: vuole raccontarci come?
"È sparito e basta. All'improvviso. Ero a tremila metri. A un certo punto non l'ho più visto e in quello stesso momento il radar mi ha comunicato: 'l'oggetto è sparito'".
Un'ultima domanda, maresciallo: lei ha avuto l'impressione che in tutta questa vicenda ci siano stati, come dire? precisi tentativi di nascondere una verità?
"Eh, può darsi. Non ci giurerei, ma i sintomi sono quelli. Come in tutte le cose militari"'.