A più di un anno dalla 696/94, si riparla di salute e tutela sui luoghi di lavoro.
Ma e' una legge che sembra fatta apposta per non essere rispettata.
Ecco perché


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Salute Medicina&Lavoro - Nuove norme - Non capisco- mi adeguo?


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Numero Nexus #3
Pagine 5-7 (inserto italiano)
Data di uscita gennaio-febbraio
Anno 1996
Autore Mario De Negri

Indice


Il numero è 626/94. Non è una linea telefonica, ma il numero di una legge, quella che tutela la salute sul luogo di lavoro. O meglio: il decreto legislativo che prescrive «misure per la tutela della salute e per la sicurezza dei lavoratori durante il lavoro, in tutti i settori di attività, privati e pubblici». Bene: questa legge dello Stato che Il governo ha dovuto promulgare per adeguarsi alle direttive europee ha sconcertato molte persone. Industriali ed operatori privati, artigiani e professionisti.
Sì richiede in pratica un minuzioso e dettagliato adeguamento di tutte le forze lavorative alle norme di sicurezza. Norme che richiedono un importante impegno pratico ed economico. Una di quelle leggi che, pur encomiabile nei contenuti, sembra che venga proposta per venire disattesa. Eppure, entro dodici mesi dal 12 novembre 1994 (quindi i termini sono già scaduti), data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, si deve ottemperare agli obblighi previsti. In caso di non ottemperanza sono previste sanzioni che vanno dalI'arresto a pene pecuniarie particolarmente pesanti.
Lo sconcerto deriva soprattutto dal fatto che per assicurare la tutela dei lavoratori si richiedono degli adempimenti che praticamente comportano una ristrutturazione dei servizi qi qualsiasi genere per adeguarsi alle norme antinfortunistiche. Dall'artigiano allo studio professionale con un dipendente, alle industrie più importanti, tutti devono adeguarsi.
E allora? Allora il problema è che sorge da più parti un grido d'allarme. In un momento in cui si parla di stangate fiscali e di recessione economica, com'è possibile far fronte a degli adeguamenti che in certe situazioni possono comportare delle spese proibitive?
Da molti questo viene vissuto come un nuovo balzello, ancora più pesante degli altri. La piccola industria che deve fare i conti per la sopravvivenza non potrà mai adeguarsi. Forse a più di qualcuno converrà chiudere. Indubbiamente si può cogliere una dimensione di tipo democratico e sociale nel momento in cui si richiede una partecipazione attiva è responsabile delle maestranze ai problemi della sicurezza, ma quanti possono permetterselo?
Ci sono molti artigiani che già da tempo lavorano in «nero», dopo aver chiuso bottega, non potendosi permettere di far fronte alla pressione fiscale. Rischiano, certamente, ma forse a loro conviene ancora rischiare, visto che così almeno non dovranno sottostare agli adempimenti. Insomma, da una parte si stanno stanando gli evasori e dall'altra, contemporaneamente, si spinge all'evasione totale. L'impianto elettrico di casa deve essere garantito da chi l'ha installato; l'impianto di riscaldamento deve essere seguito dal punto di vista antinfortunistico da parte dell'idraulico. Per farlo entrambi devono essere in regola dal punto di vista fiscale. Per essere in regola devono denunciare la loro attività e di conseguenza devono avere i loro stessi impianti a norma di legge. Finalmente vedremo scomparire quegli squallidi ambienti, privi dei servizi fondamentali e senza nessun rispetto della sicurezza individuale, quelle squallide bottegucce artigianali a cui eravamo abituati, per vedere ambienti ben aerati, confortevoli, in cui tutto è lindo e pulito e senza pericoli.
Tutto bello, ma quanto costeranno poi le prestazioni di questi artigiani? È indubbiamente giusta la protezione e la salvaguardia dell'operatore, ma si é fatta una riflessione sui costi? Su questi, tanto per fare un esempio, è fallita miseramente anche la riforma sanitaria (Iegge 833/74).
Lo Stato, pur incassando il denaro che tutti sappiamo per la sanità pubblica, non ce l'ha fatta. Ha dichiarato la sua sconfitta e sta privatizzando la sanità.
Quello che doveva essere un compito istituzionale diventa, anche dal punto di vista sanitario, un onere per l'azienda. Certo, questi movimenti legislativi sono degli 'adeguamenti imposti' dalla normativa europea, ma esistono realtà differenti.
Come potrà essere ancora competitivo il prodotto italiano rispetto a quello tedesco, nel momento in cui l'azienda dovrà pagare tutti gli adeguamenti?
Sembrerebbe quasi una ritorsione, in un certo senso voluta, per mortificare la nostra economia rispetto a quella di paesi più ricchi o magari con le industrie già costruite o adeguate a normative di sicurezza (da loro stessi dettate).
Certamente al lavoratore posto in cassa integrazione non può far piacere che la sua azienda si sia adeguata alle normative di sicurezza. Siamo in un momento difficile. In un momento in cui un'economia cerca di sopravvivere.
Non è certamente giusto che vi siano situazioni di lavoro pericolose o potenzialmente lesive della salute dell'individuo, ma se l'alternativa deve essere la disoccupazione, be', il problema è tutt'altro che risolto.
Sarà interessante insomma vedere fino a che punto le varie situazioni di lavoro sono state adeguate alla legislazione e quando si inizierà a penalizzare coloro che non si sono adeguati. Maestranze comprese.
Si richiedono per esempio corsi di formazione antinfortunistica per il datore di lavoro e per i lavoratori.
Costi. Si richiede un medico competente che sia in possesso di uno dei seguenti requisiti: specializzazione, docenza o libera docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori o psicotecnica o in tossicoiogia industriale o specializzazione equipollente; docenza o libera docenza in igiene industriale o in fisiologia ed igiene del lavoro.
Logica una domanda: aldilà del fatto che la legislazione cita delle specializzazioni che non esistono (almeno così ci risulta) o forse esistono in altri paesi della Cee, e di cui comunque sarebbe da stabilire l'attinenza per l'adempimento di legge, ce ne saranno abbastanza di questi specialisti?
Ma c'é un altro particolare che è abbastanza inquietante. Si ha la sensazione cioé che ci sia qualcuno, anche a livello nazionale, a cui queste disposizioni convengono.
Tornano alla mente episodi relativamente recenti per cui vengono proposte delle leggi, provvidenziali, che impongono a tutti di acquistare determinati prodotti. Chi favorisce queste leggi, vedi per esempio i registratori di cassa, le marmitte catalitiche, le cinture di sicurezza?
Sembra che siamo presi tutti da una ventata di rinnovamento, soprattutto per quanto riguarda la legge citata, in nome della qualità, del benessere.
A meno che tutto questo non diventi un business, come lo sta diventando il «naturale» inteso come medicina, il «biologico» come alimentazione e l'«ecologico» in generale. Ormai tutti stanno facendo affari, basta etichettare una tecnologia o un prodotto con uno di questi termini. Come con la benzina verde. A quando il decreto legge bis?

Sostituire ciò che è pericolo con ciò che non lo è, o lo è di meno

La legge 626/94 è composta di 98 articoli. I più interessanti, in quanto programmatici, sono i primi. Citiamo per tutti l'Articolo 3, Le «Misure generali per la protezione della salute e per la sicurezza dei lavoratori» sono:

  1. valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza;
  2. eliminazione dei rischi in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico (I) e, ove ciò non é possibile, loro riduzione al minimo;
  3. riduzione dei rischi alla fonte;
  4. programmazione della prevenzione mirando ad un complesso che integra in modo coerente nella prevenzione le condizioni tecniche produttive ed organizzative dell'azienda nonçhè l'influenza dei fattori dell'ambiente di lavoro;
  5. sostituzione di ciò che é pericoloso con ciò che non lo è, o è meno pericoloso;
  6. rispetto dei principi ergonomici nella concezione dei posti di lavoro, nella scelta delle attrezzature e nella definizione dei metodi di lavoro e produzione, anche per attenuare il lavoro monotono e ripetitivo;
  7. priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale;
  8. limitazione al minimo del numero dei lavoratori che sono, o che possono essere, esposti al rischio;
  9. utilizzo lilnitato degli agenti chimici, fisic / e biologici sui luoghi di lavoro;
  1. controllo sanitario dei lavoratori in funzione dei rischi specifici;
  2. allontanamento del lavoratore dall'esposizione a rischio, per motivi sanitari inerenti la sua persona;
  3. misure igieniche;
  4. misure di protezione collettiva ed individuale;
  5. misure di emergenz.a daattuare in caso di pronto soccorso, di lotta antincendio, di evacuazione. dei lavoratori e di pericolo grave ed immediato;
  6. uso di segnali di avvertimento e di sicurezza;
  7. regolare manutenzione di ambienti, attrezzature, macchine ed impianti, con particolare riguardo ai dispositivi di sicurezza in conformità alla indicazione dei fabbricanti;
  8. informazione, formazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori ovvero dei loro rappresentanti, sulle questioni riguardanti la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro;
  9. istruzioni adeguate ai lavoratori.

Le misure relative alla sicurezza, all'igiene ed alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori.
Rimandiamo la lettura degli altri articoli alla curiosità del lettore...