Il caso roswell, la congiura del silenzio, Hynek, Searl e l'informazione oggi.
Roberto Pinotti racconta in presa diretta trent'anni di ricerche e un po' di sé stesso Ecco perché


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Ufologia - Il testimone


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Numero Nexus #3
Pagine 8-12 (inserto italiano)
Data di uscita gennaio-febbraio
Anno 1996
Autore Furio Stella

Indice

Firenze

Due ore abbondanti di domande, con l'eco dell'altoparlante che bussa ogni tanto alle vetrate del bar della stazione. Unica pausa, il tempo di buttare giù un caffè macchiato. Poi via di corsa, perché da qualche mese a questa parte gli impegni di Roberto Pinotti hanno deciso di sconvolgergli piacevolmente la vita. O forse no: forse hanno deciso solo di rimettergliela sul binario giusto. Perché Pinotti, considerato un po' il numero uno dell'ufologia in Italia, quella cosa in testa se l'è messa che aveva appena otto anni. E non è più riuscito a levarsela.

«Mi ricordo che a casa c'era il giornale radio _ racconta Pinotti _ Commentava alcune foto sul Bernina, un disco con i suoi piloti proprio sopra al ghiacciaio. Si dimostrarono poi dei falsi, ma, all'epoca se ne parlò molto bene.
Papà, chiesi io, cosa sono i marziani? Guarda le stelle, mi disse lui, chi ci impedisce di pensare che siano pianeti come il nostro?
Ecco, questa risposta qui mi ha mosso l'interesse. E poi lo devo anche a mia nonna paterna, che guardava con curiosità a un sacco di argomenti tipo Atlantide, archeologia, spiritismo... A 14 anni andavo dalle suore inglesi e appena avevo un po' di tempo sa che facevo? Scrivevo. In inglese, ma anche in russo. Persino in Esperanto. Scrivevo sulla questione degli Ufo ad autori di libri, personaggi, tutta gente che poi mi rispondeva senza nemmeno pensare che quelle lettere le avesse mandate un ragazzino».

E oggi?
«Oggi mi sento un po' particolare.
Ho vissuto l'ufologia della prima generazione, quella degli anni Cinquanta. Mi ha consentito di vedere le cose in un'ottica diversa.
Perché certe cose o le sai o non le sai. E se non le sai puoi limitarti soltanto a commentare le opinioni degli altri. Eh sì, adesso sono 35 anni che mi occupo di questo problema...».

Libri, trasmissioni televisive, convegni, collaborazioni un po' in tutto il mondo: scusi la brutalità, ma non teme che qualcuno possa dire che questo Pinotti, con l'ufologia, sotto sotto ci marcia?
«Io dico che sarebbe così anche se mi occupassi di bocce... Se poi vinco o mi metto in evidenza, ci sarà sempre qualcuno a cui non va. Però sono sincero: mi dà noia chi pensa che io abbia ricavato lucro da questa cosa. Per almeno trent'anni ho investito di mio tutto e anche di più. Ho circa 10 mila libri su materiale ufologico e connesso. Quel che ho io in Italia non l'ha nessuno. E in Europa pochi.
Ma andiamo; se un giorno divento miliardario, tutt'al più vado alla pari».

Esperienze dirette: ne ha avute?
«Una volta sola, casualmente, nel '78. Era a primavera, in Umbria, con altre dieci persone tra cui mia moglie. Un avvistamento enormemente lungo: da mezzanotte fino alle tre, con evoluzioni di diversi corpi luminosi, come stelle, impegnati in stranissime manovre. Alla fine siamo andati via noi...»

Il caso che l'ha più coinvolto?
«Emotivamente? Uhm, difficile...
Sono incerto tra due casi. Uno è Roswell perché sono l'unico Italiano che è andato a verificare di persona (due volte, nel '91 e nel '95).
Vedere anziani con gli occhi che gli brillano, incazzati perché per tanto tempo li hanno costretti a stare zitti, e che riconfermano tutto... Il secondo invece è un caso italiano del '54, rivisitato da me nel '77. Un incontro del terzo tipo in località Bucine, protagonista una donna, il primo novembre, che sarebbe stata avvicinata da due piccoli esseri...»

C'era il disegno di Molino sulla prima pagina della Domenica del Corriere...
«Quello, appunto. Nel '77 dicevo, casualmente ho ritrovato la donna che s'era resa irreperibile. Be', a distanza di anni sentire la chiarezza la lucidità, la precisione di particolari di questa contadina... Lì non si può avere dubbi sul piano personale. Le interpretazioni possono essete tante, erano gnomi, che ne so?, ma l'esperienza lei l'ha indubbiamente fatta».

CHI È
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Roberto Pinotti
Roberto Pinotti ha 51 anni, è nato a Venezia ma ha vissuto quasi sempre a Firenze dove abita tuttora. Sociologo (si è laureato con una tesi su «Dimensioni odierne dell'evasione»), è impegnato dalla metà degli anni Ottanta in una società aerospaziale, la «;Futuro», con la quale organizza convegni e stipula contratti di ricerca e di collaborazione.
Giornalista, ha collaborato con programmi televisivi e riviste e dal '95 dirige il «Notiziario Ufo», bimestrale del Centro Ufologico Nazionale (CUN), nel quale ha ricoperto più incarichi e del quale è attualmente segretario. Sposato con Lidia («Una santa che mi sopporta da trent'anni»), è considerato uno dei più autorevoli esperti italiani, se non il primo in assoluto, del problema Ufo. Sull'argomento, oltre ad avere raccolto una quantità impressionante di libri e altro materiale, ha pubblicato:
  • Visitatori dallo spazio (Armenia, 1973);
  • Ufo: la congiura del silenzio (Armenia, 1974);
  • Ufo: missione uomo (Armenia, 1976);
  • Ufo, visitatori da altrove (Bur, 1990);
  • Angeli, dei, astronavi: extraterrestri nel passato (Mondadori, 1991);
  • Ufo: contatto cosmico (Ed. Mediterranee, 1991);
  • Ufo: scacchiere Italia (Mondadori, 1992);
  • I continenti perduti (Mondadori, 1995);
  • BVM: le manifestazioni mariane in una nuova luce (con Corrado Malanga, Mondadori 1990);
  • Intelligenze extraterrestri (con Maurizio Blondet, Mondadori 1988)
  • Oltre la terra (con Daniele Sedini, Mondadori 1989).

Trai due casi non c'è ni.ente in comune, anzi no: c'è la forza delta testimonianza...
«Ti dice più l'intervista che la fotografia. Certo che vale di più la prova oggettiva, ma da un punto di vista. umano viene prima il testimone. I casi migliori sono le molteplici testimonianze che concordano. Se poi c'è anche il filmato è fatta. Come a Roswell».

Ecco, appunto, Roswell: secondo lei perché una roba del '47, salta fuori proprio adesso?
Non è un ritorno improvviso. È dagli anni Ottanta che gli inquirenti hanno cominciato a scavare. E certi libri, di Friedman, Schmitt e Randle, sono venuti dopo il '90. Il primo é quello di Moore-Berlitz, Accadde a Roswell ed è del 1980... E più hanno scavato, più é venuto fuori. Oggi ci sono trecento testimoni, il più indiretti, che confermano. Qualcosa qui c'è stato.
Eppure per l'Aeronautica degli Stati Uniti è ancora un pallone, pensate un po'...»

L'alieno dell'autopsia: che opinione se n'è fatto?'
«Che è un essere vivente deceduto, per il quale non reggono, o sono sempre meno sostenibili, le teorie di un umano con malformazioni genetiche. Non capisco poi quando parlano di non-senso anatomico: che vuol dire non-senso, se di alieni non ne abbiamo mai visti? Nessuno giura su Santilli, è giusto essere critici, però valutiamo, prima. Oh, sto parlando comunque dell'alieno visto in tv, perché a Roswell le autopsie sono state due. Il secondo filmato l'hanno visto in quattro. È un essere apparentemente identico all'altro, ma non ha la ferita sulla gamba. Sembra che tra un po' lo tireranno fuori».

Un fotogramma tratto dal filmato dell'autopsia: alieno o no?

Le risulta che Steven Spielberg ci stia facendo un film?
"No. La sua. società non ha mai confermato né smentito. Lui un film lo sta preparando, ma sulla caduta di un meteorite, dunque è probabile che non c'entri niente.
Si è parlato però di Spielberg perché SantilIi ha coinvolto nella vicenda un certo Volger Spieberg, un discografico tedesco che detiene parte del materiale filmato.
Questo spiega perché di tanto in tanto, parlando di Roswell, salta fuori il nome del regista. E spiega forse certi comportamenti di Santilli, che ultimamente sembra lo faccia apposta a creare problemi.
Forse certe cose non le può tirare fuori perché non leva lui bensì il suo amico tedesco. Mah... Un film comunque c'è: si chiama "Roswell, the movie", è stato fatto un anno fa per la tv ma non è ancora venuto in Italia. Quando hanno finito le riprese, hanno regalato il fantoccio dell'alieno al museo di Roswell».

Pellicola del '47: ci giura?
«Bob Shell, il superesperto che ha esaminato i primi tre fotogrammi, ha detto di sì. La pellicola è . del '47, non c'è dubbio. L'unica riserva, così ha specificato, è che per esserne certo al cento per cento deve avere anche i fotogrammi della scena dell'autopsia».

Ha detto: quello che conta è il testimone. Ha altre certezze?
«II segreto che viene applicato dalle autorità militari per ragioni di ordine pubblico. Quello si tocca con mano. C'è».

Sembra la pubblicità del caso Cecconi...
«Vero. Anche se quella volta avremmo potuto essere più cauti all'inizio. Pazienza».

Voi ufologi avete sempre lamentato il problema dell'informazione: eppure ultimamente la tv ha fatto vedere, lei stesso è stato invitato. E i suoi libri li ha pubblicati la Mondadori, mica li ha ciclostilati in proprio...
«Vero. Adesso si ha la sensazione che quelle stesse autorità che coprono tutto abbiano la tendenza, o il tornaconto, a che certe informazioni siano date. Magari a spizzichi e bocconi. Forse siamo congeniali a questo e veniamo usati, boh? Il vantaggio sarebbe quello di cominciare a preparare la gente senza dichiarazioni ufficiali.
Che le cose girino... Così, se tra dieci-quindici anni ci troviamo davanti a qualcosa di traumatico, potranno sempre dire: be', ma di che cosa vi meravigliate? E del resto queste cose le diceva anche il senatore Barry Goldwater nel '75: esiste un piano teso a rilasciare
indicazioni in, tal senso. Chi ci dice che non sia un processo già in atto?».

Ammette allora che l'informazione è cambiata?
«È coerente a quel che ho detto.
Si può parlare di una congiura del silenzio dal 1953 al 1973, giusto vent'anni. Il '53 corrisponde all'anno della commissione Robertson e il '73 all'ultima grande ondata di avvistamenti negli Stati Uniti che ha riproposto gli studi di Hynek.
Probabilmente hanno detto: va be' qui non si può continuare a buttare tutto sotto il tappeto...».

Per cui anche il filmato di Roswell...
«Ci sta anche questo. Ma guardi che non dico nulla di eccezionale, eh? perché per esempio il Seti (Search for Extra Terrestrial Intelligence, ndr), sto parlando degli anni Ottanta, si era già occupato dei problemi d'impatto sulla popolazione. Anzi, in un protocollo suggeriva come andrebbe gestita l'informazione nei confronti della gente. Va data, ma filtrata. Ancora nell'87 i sondaggi negli USA dicevano che solo il cinquanta percento l'avrebbe accettato.
Ora è cresciuto tutto in modo esponenziale. Oggi anzi l'opinione pubblica reagisce con naturalezza.
Qualcosa è cambiato».

Visto che le piace tanto Hynek, eccole qui un paio di frasi: "Per fare il vero salto di qualità l'ufologia deve diventare una professione". "Dobbiamo fare pulizia in casa". Che ne pensa?
«Che sono d'accordo con tutte e due. Finora non abbiamo fatto discorsi contro qualcuno, ma ci sono situazioni che devono venire fuori. Ciarlatani e buffoni ce ne sono dovunque. E c'è sempre il rischio che chi si occupa seriamente di ufologia sia scambiato per qualcos'altro. Per esempio con gli ufofili, che se non altro queste cose le vedono, voglio dire che non sono dei mistificatori.
Oppure con gli ufomani, quelli che hanno il marziano sotto il letto, gente che fa affermazioni sul nulla e porta il discredito a chi lavora con serietà».

E' stato ospite di Misteri...
«Una buona occasione perduta.
Si sarebbe potuto fare di più.
Andrà meglio un 'altra volta».

I campi. di grano inglesi: basta un palo, una corda e un rastrello?
«Assolutamente no. I cerchi non li spieghi con i pali e neanche con i due vecchietti; Quello è stato un falso scoop. I vecchietti, da soli, 1.200 cerchi: ma scherziamo? E gli altri? Ah, hanno ammesso anche loro, li avrà fatti qualcun altro...
Parecchi mesi fa un controllore di volo mi raccontava di una serie di rilevazioni radar di Ufo sopra Città del Messico. Bene: una volta segnate le zone, periferiche, sono andati a fare una verifica con l'elicottero e hanno trovato le interazioni. C'erano i crops. Apparentemente dello stesso tipo di quelli inglesi».

Vortici plasmatici?
«Quelli non li segnala il radar.
Insomma, almeno in parte il rapporto Ufo-interazione c'è. Quanto, è da vedere».

Generatori, gravity-disc: che ne pensa degli esperimenti di John Searl?
«Searl non è l'unico che ha fatto queste cose. Non ho elementi tecnici per dire se è valido o no, ma non vedo neanche perché dovrei dubitarne. Nella scienza certi esperimenti vanno bene, ma non è il funzionamento che conta bensì i costi. E se la cosa non è rilevante dal punto di vista economico, non si fa».

Indipendentemente dall'ipotesi terrestre-non terrestre, è chiaro che ci si trova davanti a fenomeni di altissima tecnologia.
Ora la domanda è: non crede che il maggiore ostacolo all'ufologia sia di carattere economico? Cioè alla paura che davanti alla possibilità d'applicazione di nuovi sistemi propulsivi l'economia mondiale fondata sul barile di petrolio ne verrebbe sconvolta?

«Sarebbe un disastro per l'economia: sono d'accordo. E quindi è presupponibile che certe tecnologie, se fossero state acquisite da certi governi, non potrebbero comunque essere fornite subito.
Casomai nell'arco di qualche decennio, ecco, proprio per evitare il collasso economico mondiale.
È sempre il discorso dello spizzichi e bocconi».

La domanda più ovvia: se sono extraterrestri, perché non si fanno vedere, non si mettono in contatto con noi?
«lo dico che non è un problema di comunicazione. Ha presente la politica degli Stati Uniti?
Certi paesi non occorre mica occuparli militarmente: basta fare basi, prendere accordi. La comunicazione, ripeto, non serve.
La gente comune è tagliata fuori.
Non interessa né agli alieni né ai governanti dei singoli paesi».

Mostratemi un caso accertato, uno solo, e crederò negli Ufo: lei che risponde?
«La risposta è: non un singolo caso, ma l'ammassarsi di un'enorme quantità di casi tutti uguali. In un qualsiasi processo, dove sono le prove e gli indizi che portano alla condanna o all'assoluzione, farebbe pendere la bilancia dalla parte giusta.
Perché lo stesso discorso non dovrebbe valere per gli Ufo? Ma il concetto è un altro: se su 92 elementi tiri fuori una lega ignota, vabbe' si potrà sempre dire che qualcuno l'ha fatta. Voglio dire che chi è scettico lo resterà, aldilà delle prove. E morirà scettico».