Dal diario della spedizione nel dipartimento peruviano Madre de Dios alla ricerca degli antichi regni amazzonici, tra anaconda lunghi 20 metri, mostri acquatici e strani fenomeni ufo



Expedition 2000 - I racconti di Don Canales

Numero Nexus #30
Pagine 7-9 (inserto italiano)
Data di uscita luglio-agosto
Anno 2000
Autore Marco Zagni


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La cartina geografica della zona esplorata:
con l'asterisco, l'area indicata dal missionario Padre Polentini come possibile sito della citta perduta dei «Paititi», regno amazzonico.
Il barcalolo della Madre de Dios, Don Juan Canales, dentro la sua canoa.

Dal mio diario della spedizione amazzonica «Expedition 2000» organizzata con i miei amici Gregory Deyermenjiann e Alessandro Fodella nel dipartimento Madre de Dios (Perù), sulle tracce del regno amazzonico del Paititi.
Giorno 24 agosto, ore 8,30: «Oggi giorno di riposo. Ieri è stata una giornata durissima per tutti e per me in particolare.
Dal campo base sul Rio Choritiari siamo andati a fare una prima esplorazione nella presunta zona del Paititi e siamo tornati indietro alla sera che pioveva a dirotto. Io, nel mio ritorno, mi sono slogato una caviglia, ho picchiato la testa e mi sono strappato un muscolo del braccio. Inoltre avevo uno zaino molto ingombrante che mi ha fatto penare non poco...».
Giorno 26 agosto, ore 8: «Ieri è andata così: date le mie condizioni non buone ho deciso di rimanere, per il momento, al campo base con “Don” Juan Canales il barcaiolo. In quattro sono partiti e non si sa nulla di loro... Ieri la giornata è passata bene per me, a parte i vari dolori e il nugolo di insetti che ci assale. Dopo una settimana di inutili tentativi sono riuscito a mettermi in contatto radio con Marco Rozas a Cuzco per dire che stiamo bene. Meno male: eravamo preoccupati perché da Cuzco non avevano più nostre notizie dal 18 agosto... Comunicata a Rozas nostra posizione del campo base su mappa. Confluenza Rio Choritiari-Rio Nistron: 12°35' latitudine Sud, 71°42' longitudine Ovest...».
Giorno 27 agosto, ore 8,30: «... Mi sento molto meglio. Ho mangiato meglio e ora sto bene... I contatti radio con Cuzco si sono per fortuna stabilizzati. Ho fatto amicizia con “Don" Juan Canales: è una persona seria e in gamba... Ieri Juan mi ha detto di cose incredibilmente misteriose che accadono da tempo sui fiumi del dipartimento Madre de Dios e che riferirò senza dubbio in Italia agli amici di "Nexus”...». E ora che sono tornato in Italia eccomi che puntualmente voglio assolutamente riferire I punti essenziali di questa eccezionale conversazione con Juan Canales, il migliore barcaiolo della Madre de Dios. Nei giorni in cui cercavo, al campo base, di riprendermi dalle cadute nel fiume Choritiari del giorno 23 agosto, ebbi modo di discutere con lui sui punti fondamentali della nostra ricerca del Paititi, del regno Amazzonico, di un'antica civiltà sconosciuta che stavamo cercando nella foresta e dei misteri del Sud America in generale. Juan Canales mi espose il suo punto di vista> con quella cordialità mista a fatalismo tipica peruviana: «Vuole che le dica come la penso? Voi europei siete fenomenali, siete qui da cinquecento anni ed è come se foste arrivati ieri. Non avete ancora compreso nulla: questo è un altro mondo nel senso più completo del termine.
Lei mi parla del Diluvio Universale... beh, doveva essere molto simile a quello che ho visto da bambino a Puerto Maldonado. Ha mai visto un fiume che si alza di 15 metri in pochi giorni? Piovve per sei giorni e sei notti... Maldonado fu ingoiata dalle acque. Uomini, animali, annegati a centinaia. Ci salvammo a stento sui monti. Questa è la forza della natura in Amazzonia, che voi non conoscete».
«Il fiume Madre de Dios - proseguì il racconto Juan Canales - da noi arriva a 800 metri dl larghezza, a 20-25 metri di profondità, ci può essere di tutto dentro, come animali terribili e sconosciuti ancora oggi. Tempo fa vennero degli studiosi di scienze naturali: si misero a ridere quando gli dissi che un mio amico aveva visto un anaconda di 20 metri che attraversava il fiume... Bene, due anni fa vicino a Manu un anaconda di 15 metri ha ucciso due uomini stritolandoli in pochi secondi: hanno trovato i corpi con tutte le ossa sbriciolate".
Io ero stupito: ma l'anaconda – chiesi - l'hanno preso poi? Juan mi rispose: «Sì, l'hanno ucciso dopo una caccia di tre giorni, era spaventoso. Aveva il corpo largo 60-70 centimetri». E continuò: «Ma questo è niente. In molti dalle nostre parti sono sicuri che esistano degli autentici mostri fluviali, che vivono nelle profondità delle acque. Non sto scherzando. lo stesso da ragazzo, quando di notte stavo pescando sul Rio Madre de Dios, con i miei genitori vidi qualcosa come due enormi occhi luminosi di una testa larga quasi un metro che ci guardava da sott'acqua. Scappammo a tutta velocità: per me poteva essere solo -un enorme rettile preistorico: che cos'era, Marco?».
Non sapendo che cosa rispondere, dissi: forse un grosso caimano... «Impossibile, i caimanili conosco bene, lo avremmo riconosciuto: non può raggiungere le dimensioni di quel coso che ho visto. Quello era un mostro!». Juan disse proprio così. Per un attimo pensai che si stesse prendendo gioco di me, ma fissandolo bene negli occhi capii subito che non stava scherzando per niente. Fui preso dal desiderio di fargli mille domande, ma lui continuò; «Un altro esempio. Un mio conoscente ha una grossa chiatta con la quale trasporta merci sui fiumi, in genere gomma e nafta. Qualche anno fa a sud del Rio Yacu, in piena notte, la sua chiatta fu colpita in modo violentissimo da un'enorme massa scura che proveniva in senso contrario e che poi si inabissò nelle acque del fiume. Il motore della chiatta entrò in avaria e lui fu costretto a fermarsi per le necessarie riparazioni. Lui è convinto che fosse un enorme animale acquatico sconosciuto. E lo penso anch'io».
Cecai di fare l'avvocato del diavolo: ma - obiettai - non poteva essere una grossa imbarcazione, un traghetto o qualcosa del genere? «Guardi che questo tizio ha visto quell'affare inabissarsi volontariamente nelle sommergibili in piena Amazzonia nel Rio Yacu? Non le sembra strano?». La risposta di Juan era logica. Però... A dire la verità, quando sentii Juan parlare del Rio Yacu mi venne subito in mente che quel fiume era stato citato dal giornalista Karl Brugger nel suo libro «Akakor» come sede di una misteriosa città sotterranea, Akakor appunto, ancora oggi abitata da una popolazione sconosciuta. Se non altro la zona era sempre quella... Però Juan stava continuando a parlare: «Certo, di cose strane nella Madre de Dios ce ne sono tante: varie volte hanno avvistato strane macchine volanti, veri e propri Ufo, luminosissimi, soprattutto di notte sorvoiare il fiume a pelo d'acqua, oppure uscire dalle acque e a tutta velocità sparire in cielo. Mio zio ha vissuto una bruttissima esperienza. Di notte, in tenda con amici, dopo una giornata di caccia, vide un Ufo uscire dal fiume, illuminare tutto intorno con del raggi luminosi e poi, volando di colpo sopra una montagna> sparire nella notte. Lui e i suoi amici si spaventarono moltissimo... Ma questo è niente: la cosa più strana che mi è capitato di sentire da gente seria e onesta è il mistero del “Treno dì Luce”...». Che cosa sta dicendo, Juan, quale treno? Questa volta ero veramente scettico.
«E' solo un modo di dire, non so neanch'io i particolari: mi hanno detto che qualche anno fa dei ragazzi erano andati a fare un giro in campeggio nella foresta. Una notte sentirono a poca distanza, circa cento metri, un rumore fortissimo, come di alberi abbattuti, schiantati. Usciti dalle tende videro come se la foresta stesse andando a fuoco.
Ma non era proprio così. Guardando meglio notarono in lontananza una vera e proprio lingua di fuoco che, come fosse viva, si faceva strada fra grossi alberi, abbattendoli. Poi più nulla. Il giorno dopo si recarono sul posto.
Trovarono un vero e proprio canale scavato nel terreno bruciato, largo cinque metri e profondo due, che si snodava proprio in mezzo al bosco. Seguirono questo canale per qualche chilometro e dopo tornarono indietro perché si stavano allontanando troppo. Nessuno ha mai saputo spiegare questo fenomeno».
Ormai ne avevo abbastanza di tutte queste storie e, inoltre, gli altri amici stavano tornando da un giro di ispezione. Non si parlò più di queste cose. Durante la spedizione, nei giorni successivi, ebbi ben altre cose a cui badare, molto più pratiche e necessarie. Ma, quando tornammo indietro, dopo che ci eravamo resi conto che il Paititi non era dove avevamo sperato che fosse, vedendo come Juan Canales guidava la canoa al ritorno, con una perizia invidiabile, evitando più e più volte di farcela distruggere sulle rapide del Pini-Pini, mi pentii di aver dubitato diluì. Accidenti, pensavo, una persona così in gamba non ha nessun bisogno di andare in giro a raccontare balle. Anzi, tutto sommato quasi non gli conviene. Pertanto mi convinsi che era stato sincero. E Io sono ancora di più ora che la mia avventura è finita. Forse è vero quello che Juan mi disse subito: noi occidentali non abbiamo capito ancora nulla, dell'Amazzonia.