La repressione della circolazione di droghe illegali è una strategia controproducente che incoraggia i trafficanti a riorganizzare le proprie attività e ad incrementare i propri profitti.



Il complesso internazionale della droga

Numero Nexus #30
Pagine 21-26
Data di uscita luglio-agosto
Anno 2000
Fonte Hans T. van del Veen © 1999
European University Institute
San Domenico, Italia

Indice


Le dinamiche della criminalità, l'applicazione delle leggi e l’economia legata alle droghe[1]

La "Guerra alla Droga" è persa, ma la lotta continua. Nonostante le sempre crescenti risorse impiegate nella riduzione di offerta e domanda di droghe illegali, i livelli di consumo di queste ultime stanno aumentando in tutto il mondo
L'industria della droga è probabilmente il settore più esteso ed economicamente vantaggioso della criminalità internazionale. Le minacce avvertite a causa del consumo di droga e della criminalità organizzata forniscono la principale giustificazione agli importanti stimoli dati negli ultimi anni allo sviluppo di una legislazione e all'organizzazione relativa all'applicazione della legge; la repressione della droga acquisisce così un carattere internazionale
Fra i diversi stati stanno proliferando forme di pressione, intervento e collaborazione a livello unilaterale, bilaterale e multilaterale in nome del soffocamento della sempre crescente economia legata alla droga. Il regime proibizionista, quindi, si èesteso a tappe veloci sino all'intervento dei poteri coercitivi degli stati sui mercati nazionali ed internazionali della droga, intervento che però in questo modo tocca anche la sovranità degli individui, dei popoli e delle nazioni
Così come degli individui possono diventare dipendenti dall'uso di droghe, allo stesso modo le società in cui costoro vivono divengono dipendenti dal denaro che viene generato dal mercato della droga (OGD, Observatoire Géopolitique des Drogues, 1995:xiii); ciò sembra essere altrettanto vero per gli enti cui viene affidato il compito di controllarlo
La guerra alla droga non può essere vinta, almeno non dallo stato, sino a quando sussisterà la domanda di droghe illegali ed è probabile che la repressione dell'offerta, invece di tenere in scacco il narcotraffico e la criminalità organizzata, aumenti al contrario i profitti dei trafficanti illegali e fornisca degli incentivi alla professionalizzazione delle loro organizzazioni. La penuria indotta dalla repressione fa lievitare i prezzi della merce e, di conseguenza, un maggior numero di persone sarà stimolato a correre il rischio e ad immettersi in questo genere di mercato. Quando i governi accrescono i loro sforzi per reprimere l'industria delle droghe illegali, i trafficanti rimasti riorganizzeranno le loro attività in modo da limitare i rischi di individuazione e perseguimento da parte degli apparati addetti
Come strategia la riduzione dell'offerta sembra perciò un vicolo cieco, in quanto èprobabile che produca effetti limitati e controproducenti sulla circolazione delle droghe illegali e sulla potenza organizzativa della rete di trafficanti che combatte. Vi sono, nondimeno, molte altre funzioni regolatrici, di competenza della polizia e di altri enti governativi, che possono meritare il loro intervento nel controllo dei problemi legati al consumo ed al traffico/spaccio degli stupefacenti; tali problemi fondamentalmente sono correlati a questioni di salute e ordine pubblici. Le politiche tese alla riduzione della circolazione in definitiva devono, almeno in concordanza con gli scopi delle politiche ufficiali, essere valutate in base a come esse influiscono sulla richiesta dei consumatori - tramite la decrescente disponibilità delle droghe, tramite un incremento dei prezzi o tramite l'effetto deterrente delle leggi penali (UNDCP, 1997:237)
Questo quadro è alquanto tetro
Nell'ultimo decennio la produzione su scala planetaria di droghe illegali si è espansa in modo drammatico. La produzione di oppio e marijuana è grosso modo raddoppiata mentre quella di cocaina triplicata (Perì, 1994:ix). Nuove droghe di sintesi suscitano una fiorente richiesta nei paesi di tutto il mondo. Tuttavia quello che viene discusso nei pertinenti forum internazionali non concerne tanto il fatto se le politiche relative agli stupefacenti siano sul binario giusto, bensì quanti più poteri e risorse possano essere assegnate alle agenzie di polizia per eliminare il commercio delle droghe. Di conseguenza il regime proibizioni-sta sta estendendo i propri ambiti verso il settore finanziario (riciclaggio di denaro), le droghe di nuova concezione, l'industria chimica preliminare e la disgregazione della criminalità organizzata e, per di più, sta ulteriormente ampliando le proprie prerogative al di fuori dei propri confini nazionali
Nei dibattiti sulle politiche pubbliche i diritti umani e le prospettive contrarie alla Guerra alla Droga si oppongono alla convinzione che le condizioni necessarie alla democratizzazione della società possano essere determinate soltanto attraverso il rafforzamento degli strumenti legali nazionali ed internazionali (Dorn, Jepsen e Savona, 1996:4). Mentre i propugnatori della legalizzazione (delle droghe, ndt) e quelli dell'intensificazione dei mezzi legali competono gli uni con gli altri nelle arene politiche e sui media, i due mondi della criminalità e della applicazione della legge aumentano la loro presa sulla società; entrambi stanno allargando gli ambiti delle proprie attività, internazionalizzando e rendendo maggiormente professionali le loro operazioni e, per di più, sembrano ricavare sostegno dall'esistenza l'uno dell'altro
Per comprendere le perverse dinamiche sia della fiorente industria delle droga che dei proliferanti poteri statali per tenerla sotto controllo, la mia tesi è che bisognerebbe prestare maggiore attenzione agli interessi politici ed economici legati sia all'economia della droga sia al controllo di essa. In modo analogo, le interazioni intrecciate simbiotiche e sistemi-che fra malavita e mondo legale, che prendono forma nell'economia politica internazionale, necessitano di essere esaminate più da vicino
I motivi per cui la gente produce, traffica e consuma stupefacenti sono temi assai complessi
Il denaro ed il potere (povertà ed emarginazione) che ne derivano spiegano il traffico e gran parte della produzione, tuttavia bisogna trovare nella società altre risposte che diano ragione del fiorire dell'economia legata alla droga
Queste sono legate al modo in cui la società è strutturata, in cui il potere politico viene conseguito ed esercitato, in cui viene applicata la politica economica, in cui l'economia procede ed in base a come il tessuto culturale reagisce all'utilizzo di funzioni pubbliche per interessi privati (Tullis, 1991:2); dobbiamo tenere in considerazione anche tali fattori per capire le opzioni e le scelte politiche dei governi
Occuparsi di questi interessi legati alla droga e delle dimensioni multiformi ed interdipendenti del problema droga presenta ai governi scelte politiche assai complesse. Per quanto possa risultare difficile la gestione di interessi di questo tipo nell'ambito nazionale, con l'internazionalizzazione sia dell'economia sia dell'attività repressiva legate alla droga, questo compito presenta ai governi difficoltà di gran lunga maggiori. Non importa quanto possano essere buone le intenzioni delle leggi sulle droghe, né quanto validi siano i loro risultati, è assai improbabile che esse tengano a freno l'espansione dell'industria della droga
Nel presente articolo voglio attirare l'attenzione proprio su questa intensificazione vertiginosa fra due poteri che si combattono su versanti diversi della legge. La mia ricerca si propone di capire come si verifica questo fallimento, perché questa politica continua ad essere attuata e quali sono le sue conseguenze
Di conseguenza cerco principalmente di spiegare l'intensificazione della guerra alla droga e di comprendere le dinamiche ad essa sottese in quanto derivanti da modifiche strutturali nell'economia politica globale. Guardo così alla guerra alla droga come ad una risposta ai problemi che gli stati affrontano nel gestire la perdita della loro autorità in un mondo in via di globalizzazione e quindi focalizzo la mia attenzione sulle poste in gioco, politiche ed economiche, del traffico e del controllo delle droghe, ed analizzo l'espansione dell'industria della droga e di quella del controllo della criminalità come forme di proiezione del potere e di imposizione di disciplina sociale, nonché come meccanismi di accumulo di ricchezze più adatte alle esigenze di ricerca di potere ed abbondanza nel "nuovo ordine mondiale". Il punto centrale della mia tesi è che ipotesi errate e la strumentalizzazione della Guerra alla Droga, sia in ambito nazionale che internazionale, sovvertano le finalità del regime proibizionista e producano conseguenze non solo non previste ma anche previste, che ne spiegano l'intensificazione
Tramite un'incipiente Teoria del Complesso Internazionale della Droga (come l'ho denominata io), spero di offrire una comprensione più profonda delle reciproche dinamiche dell'espansione dell'industria della droga e dell'estensione di poteri statali repressivi, e di fornire ulteriori spunti in merito agli effettivi ed incombenti pericoli posti da queste forze alla democratizzazione delle società
Il concetto teorico del Complesso Internazionale della Droga viene scelto in analogia alla teoria del Complesso Militare-Industriale (MIC), che è stata ampiamente utilizzata per spiegare la lunga durata della Guerra Fredda, la vertiginosa corsa agli armamenti, la persistenza di antagonismi ideologici, le 'perverse' priorità nell'utilizzo dei fondi dello stato e le propensioni interventiste nelle politiche estere delle grandi potenze (Rosen, 1973:1)
Per spiegare le dinamiche sottese a queste tendenze e avvenimenti della società, la teoria del MIC si è concentrata nello specifico sulle relazioni fra l'establishment militare e l'industria degli armamenti che assieme, all'interno del tessuto sociale, economico ed istituzionale di specifiche nazioni, hanno costituito una comunanza di interessi sufficientemente potente per guidare tali risultati. Oltre ad analizzare queste relazioni simbiotiche fra protagonisti diversi con interessi comuni ed intrecciati (ad esempio, gruppi con interessi specifici che richiedono particolari attenzioni da parte del governo), la teoria del MIC ha anche preso in considerazione fattori più sistemici che portano alla crescita sia dell'industria bellica sia delle forze armate. La teoria ha stabilito che tali fattori sistemici esistono all'interno di una specifica società così come nell'arena internazionale
In ambito nazionale, anche dove non esisteva alcuna struttura di mediazione di interessi fra una confederazione di società d'affari e le forze armate, e dove gli scopi del MIC venivano raggiunti semplicemente tramite innumerevoli decisioni fondamentalmente non legate fra loro, tuttavia i risultati di queste decisioni prese nell'ottica di interessi autoreferenti hanno comportato la crescita di entrambi i settori. Nell'arena internazionale, i teorici del MJC hanno individuato complessi militari-industriali differenti, di carattere nazionale, che si sostenevano reciprocamente, così che i presunti risultati conseguiti da una delle parti in causa nella Guerra Fredda spingevano l'altra verso conquiste di maggiore entità
In un modo simile in questo scritto provo a comprendere le dinamiche sottese alla Guerra Fredda concentrando l'attenzione sulle relazioni simbiotiche e sistemiche fra l'industria della droga e gli sforzi degli stati tesi al controllo della diffusione delle droghe stesse e, da li, a sviluppare una teoria del Complesso Internazionale della Droga
Questa teoria dovrebbe rendere conto della continuazione - se non dell'intensificazione - della Guerra alla Droga, spiegare la collocazione predominante che il tema delle droghe ha acquisito nelle politiche interne ed internazionali di molti stati e fornire una comprensione più approfondita delle reali dinamiche dell'industria della droga e dei poteri dello stato deputati a controllarla
Parto dall'assunto che, focalizzando l'attenzione sulle dimensioni politiche ed economiche dell'industria della droga e delle leggi relative, sia possibile acquisire una maggiore comprensione delle dinamiche sottese alla loro reciproca espansione. Colloco l'industria della droga e la relativa legislazione all'interno del contesto di entrambe le società e l'economia politica internazionale nelle quali esse prendono forma, e in tal modo provo a delineare le loro interazioni e reciproche dinamiche. Per valutare i risultati delle loro azioni reciproche, mi concentro sulle conseguenze distributive di queste interazioni all'interno delle e fra le società, spiegando queste conseguenze desiderate ed indesiderate in termini di distribuzione di potere, ricchezza e sicurezza in entrambi gli ambiti nazionali ed internazionali
Qui di seguito sviluppo tre tematiche strettamente collegate, attraverso cui mi prefiggo di chiarire le dinamiche intrecciate delle prassi dell'industria della droga e dell'applicazione della legge, e così di fornire i mattoni per la costruzione di una teoria del Complesso Internazionale della Droga:

  1. L'industria globale della droga - nella quale mi concentro sulla divisione internazionale del lavoro nel giro d'affari legato agli stupefacenti e su come le leggi degli stati e le prassi di controllo della droga possono interferire con le strutture organizzative dell'industria e con la distribuzione degli utili;
  2. L'economia politica dell'applicazione delle leggi sulla droga - nella quale mi concentro sui compromessi fra repressione della droga e finalità politiche più ampie nelle arene interne ed internazionali e sui meccanismi tramite i quali le dinamiche intrecciate delle forze della criminalità e della pena influiscono sulla distribuzione di potere, ricchezza e sicurezza entro e fra le società;
  3. Il Complesso Internazionale della Droga - nella quale stabilisco le dinamiche sottese alle interazioni fra le prassi dell'industria della droga e dell'applicazione della legge, e sostengo che la Guerra alla Droga viene condotta secondo meccanismi sistemici e collusivi simili a quelli che hanno spronato la Guerra Fredda, con conseguenze forse non meno dannose per le relazioni fra gli stati e le loro società

Poiché la mia attenzione verte specificamente sulla dimensione internazionale delle interazioni fra le prassi dell'industria della droga e dell'applicazione della legge, nel seguente paragrafo prima di tutto chiarirò alcuni dei cambiamenti dominanti nell'economia politica internazionale che io considero come sfondo necessario alla comprensione dell'intensificazione delle loro reciproche dinamiche

Criminalità e legalità del Nuovo Ordine Mondiale

L'internazionalizzazione della criminalità così come dell'applicazione della legge e di conseguenza anche le loro reciproche dinamiche sono strettamente collegate ai cambiamenti del sistema mondiale, determinati dalla fine della Guerra Fredda, dalla globalizzazione, dall'integrazione regionale e dalle riforme neo-liberali. Le trasformazioni a cui questi sviluppi e processi hanno dato luogo sono molteplici. Essi hanno prodotto nuovi modelli di gerarchia e predominio nel sistema internazionale e, in tale sistema, hanno modificato il ruolo degli stati. Con questo vediamo nuove forme di sovranità (ad esempio economica, multilaterale, multinazionale) e cambiamenti nelle relazioni fra sistemi politici ed economici (ad esempio deregolamentazione, diminuzione di formalità, corruzione). Questi cambiamenti nel sistema politico ed economico mondiale hanno anche comportato una diminuita separazione fra le strutture di decisione politica e di gestione delle materie economiche nazionali ed internazionali (Gherny, 1995; Rosenau, 1992). In seguito a questi sviluppi, la stessa base di accumulazione di potere e ricchezza - e l'uso di queste risorse per la loro tutela - assume forme inedite; ciò risulta ugualmente vero per le forze che cercano di ridistribuire queste risorse politiche ed economiche
La globalizzazione pertanto conduce ad una competizione per le fonti di potere e ricchezza assai più frammentata, nella quale i protagonisti non-stato rivestono un ruolo sempre più importante; è in questa cornice che ha luogo l'internazionalizzazione della criminalità e dell'applicazione della legge, in questa cornice prendono forma le loro interazioni ed è sempre in questa cornice che esse influiscono sull'economia politica internazionale e, con questo, sulla distribuzione di potere, ricchezza e sicurezza nel sistema internazionale
La globalizzazione, definita come la "intensificazione dei rapporti economici, politici, sociali e culturali al di fuori dei confini" èstata in gran parte facilitata dagli sviluppi tecnologici ed ulteriormente appoggiata da decisioni politiche ed economiche tese a dare via libera agli scambi internazionali. La globalizzazione, unitamente alla parziale liberalizzazione dei mercati globali, ha offerto crescenti opportunità al libero flusso di capitali, beni, persone ed informazioni su tutto il pianeta. Il concomitante aumento di potere delle forze del mercato e l'impatto delle riforme neo-liberali hanno debilitato le capacità o la determinazione degli stati nel regolamentare e controllare questi flussi; con la caduta del Muro di Berlino questa globalizzazione, per quanto discontinua, sta assumendo veramente dimensioni globali
Paradossalmente, insieme all'ulteriore integrazione delle società del mondo, questi sviluppi hanno anche dato adito a forze disintegrative che, combinate con le nuove possibilità tecnologiche, offrono inedite opportunità all'espansione di imprese criminali transnazionali. La povertà e lo scompiglio politico che hanno accompagnato questi cambiamenti nell'economia politica internazionale offrono all'industria della droga un virulento terreno di crescita, poiché in misura sempre maggiore la gente cerca e trova in essa un modo di alleviare la miseria economica e/o finanziare la proprie lotte nazionaliste tramite attività criminali (ad esempio il Kurdistan, la Cecenia, il Kosovo)
La globalizzazione ha anche favorito l'espansione di reti e transazioni illegali su tutto il pianeta. Le diaspore migratorie legano nazioni produttrici di droga relativamente povere a mercati di consumo con potere d'acquisto di gran lunga superiore. La tecnologia finanziaria rende più agevole occultare i proventi delle attività criminali e in termini generali è probabile che l'intensificazione del commercio aumenti le opportunità di contrabbando e frode
Come le imprese transnazionali, alcuni imprenditori criminali nelle forme maggiormente organizzate ampliano le proprie fine delta Guerra Fredda, dalla globalizzazione, dall'integrazione regionale e dalle riforme neo-liberali
operazioni transnazionali ed il grado al quale la loro autorità nell'economia e nella società mondiali compete e invade quella dei governi (Strange, 1996:110). Le mafie, come Cosa Nostra, la N'Drangheta e la Camorra italiane, Cosa Nostra americana, i cartelli della droga colombiani, le Triadi cinesi, la Yakuza giapponese e, più di recente, molte organizzazioni su base più o meno etnica o nazionalista dei paesi dell'ex Blocco Orientale, rappresentano soltanto gli esempi più comunemente noti di reti criminali che estendono le loro attività su tutto il pianeta. Queste fra di loro o si contendono i mercati oppure stabiliscono delle modalità di cooperazione per le proprie attività. La droga può rappresentare o meno il loro prodotto più affittabile, in quanto esse si dedicano a molte altre attività legali ed illegali (traffico d'armi, prostituzione, estorsione etc.) che spesso hanno una tradizione assai più consolidata di provato rendimento economico; tali attività non solo offrono loro guadagni veloci ma anche i mezzi per esercitare un potere politico
Organizzare le proprie risorse aiuta alcuni trafficanti di droga a costituire una struttura di potere che li protegge, a sfidare l'autorità degli stati in aree specifiche o perfino a soppiantare o introdursi nel potere delle élite che controllano uno stato. Tali sviluppi in ultima analisi possono anche mettere in pericolo altri settori della società ed il corpo sociale nel suo complesso, nel momento in cui progressivamente l'amministrazione della legge e le relazioni formalmente regolamentate fra stati, mercati e società aprono la via ad accordi informali, corruzione, violenza ed intimidazione
Tali conseguenze potrebbero comunque essere provocate più dal fatto che le loro attività sono illegali che da quello che le loro organizzazioni sono criminali. Più che il potere di influenza che le organizzazioni criminali possono raggiungere, è la loro intoccabilità - che deriva dall'internazionalizzazione delle loro attività - a renderli una tale minaccia all'autorità dello stato. Ritengo che dove le reti imprenditoriali della droga non possono essere incorporate in accordi economici e politici locali o nazionali, il loro impatto sulla società diviene assai più nocivo - situazione che viene soltanto peggiorata quando lo stato sempre più ricorre alla criminalizzazione e a metodi repressivi per controllare le loro attività. In tale contesto possiamo vedere un aumento apparentemente contraddittorio sia dell'importanza di specifiche attività criminali o criminalizzate, sia dei poteri coercitivi dello stato (polizia, esercito, enti doganali, apparati fiscali e di intelligence)
A partire dalla fine della Guerra Fredda, il "dividendo della pace" è stato in gran parte assorbito assegnando agli apparati coercitivi dello stato nuovi compiti. In molti paesi ciò ha preso forma con un aumento delle spese per la repressione interna, laddove le spese per la difese vengono sempre più legittimate dal dichiarato bisogno di controbattere a nuove minacce esterne; in questo processo specialmente le forze di polizia hanno ingrossato le loro dimensioni, risorse e poteri legali, ed in molti paesi compiti di repressione della droga sono stati assegnati anche ai militari. Negli anni '80 e '90 gli Stati Uniti hanno rettificato a sufficienza il Posse Comitatus Act - che sin dal 1878 aveva impedito l'impiego dei militari nell'applicazione della legislazione civile - per operare nella lotta alla droga sul territorio nazionale e all'estero (Bagley, 1992:130, Drug War facts); tuttavia anche forze navali olandesi, francesi e britanniche pattugliano i Caraibi onde interdire le spedizioni di droga
Globalizzazione e liberalizzazione così procedono mano nella mano con i nuovi impegni diretti al controllo ed alla regolamentazione di mercati, istituzioni e società - in particolare quelli legati a droghe e immigrazioni illegali e, in misura minore, quelli che controllano i flussi di capitale (Andreas, 1995); alcuni di questi meccanismi di controllo vengono demandati alle agenzie di stato. Comunque esiste anche una tendenza ad abbandonare parte delle responsabilità di controllo ad altri livelli di autorità politica così come al settore privato (Johnston, 1992). Del tutto impressionante potrebbe essere il passaggio dall'uso dileggi amministrative a quello dileggi criminali per il mantenimento dell'ordine nella società e la tutela della sicurezza nazionale in generale; le questioni di sicurezza interna ed esterna divengono così sempre più sfuocate e con queste i compiti assegnati agli apparati coercitivi dello stato per tutelarne la sovranità
Le sfide alla sovranità nazionale poste dalle conseguenze della globalizzazione hanno portato molti governi a ritenere che il tradizionale sistema di organizzazione delle politiche di giustizia penale - il sistema dei singoli stati - non basta più ad affrontare i nuovi problemi della criminalità internazionale (Anderson et al., 1995:40). L'ampliamento e l'internazionalizzazione dei poteri statali, le pressioni politiche e le interferenze straniere sulla sovranità di uno stato, così come una crescente fetta di popolazione incarcerata per imputazioni legate alla droga, hanno portato molti individui a percepire l'applicazione stessa della legge come una minaccia per la società liberale
Di più di un milione [ora due milioni; Dir.] di persone che stanno scontando delle condanne nelle prigioni statali degli Stati Uniti, circa il 59,9% sono trasgressori casuali e non violenti dileggi sulle droghe (Akida, 1997:607); negli Stati Uniti, ogni 100.000 abitanti ve ne sono 641 in prigione; in Olanda, questa cifra è 'soltanto' 65 su 100.000 (Belenko, 1998).[2]
La "americanizzazione" della "Guerra alla Droga" sta inoltre prendendo forma in Europa ed in altri paesi. Convegni internazionali, trattati di assistenza reciproca e meccanismi istituzionali, istituiti sui tre pilastri del processo di integrazione europea, si combinano con reti informali in rapida espansione fra gli apparati di polizia con lo scopo di intensificare la repressione del flagello della droga (Sheptycki, 1996)
Importanti cambiamenti nel sistema internazionale politico ed economico che sono accelerati negli ultimi due decenni circa, hanno offerto inedite opportunità al commercio legale ed illegale ed alla ridistribuzione di potere e ricchezza
Questi sviluppi stimolano gli stati, o le élite che controllano uno stato, a cercare nuove modalità per accumulare tali risorse, controllare le proprie società e gestire i rapporti col mondo esterno. La liberalizzazione di alcune attività sembra perciò andare in parallelo con la criminalizzazione di altre. La Guerra alla Droga sta diventando per gli stati una delle principali sedi di legittimazione per aumentare la propria capacità di intervento in entrambi gli ambiti nazionale ed internazionale
Nei prossimi paragrafi, mi occupo di come interessi politici ed economici ed interazioni fra le prassi dell'industria della droga illegale e quelle del controllo statale della stessa conformano le dinamiche e gli esiti della Guerra alla Droga

L'industria della droga

Il narcotraffico è in larga misura un affare transnazionale. L'industria della droga è suddivisa in vari stadi: coltivazione, raffinazione, trasporto, distribuzione, riciclaggio del denaro ed investimento dei proventi. In ciascuna fase di questa traiettoria, dalla produzione alla distribuzione, vengono conseguiti dei profitti che vengono consumati o investiti ma che spesso richiedono una qualche forma di riciclaggio per occultare le loro origini illegali
Dai campi di marijuana, di coca e di papaveri, sino ai laboratori di raffinazione ed oltre fino ai consumatori, le droghe passano attraverso molte vie di trasporto e distribuzione; esse, di conseguenza, attraversano molte frontiere territoriali e giurisdizioni formali ed informali. Allo stesso modo le più sofisticate tecniche di riciclaggio utilizzano un'elaborata rete internazionale di istituzioni finanziarie, società di commercio ed investimenti per nascondere ed investire i proventi della droga. Le varie fasi della traiettoria della droga ed il loro collegamento implica la partecipazione ed a volte l'organizzazione di un gran numero di persone diverse per garantire l'appropriata esecuzione delle varie attività, fra cui la protezione dall'intrusione di apparati polizieschi e di concorrenti
La dimensione transnazionale dell'industria della droga non rappresenta perciò soltanto una funzione della distanza territoriale fra le regioni di maggior produzione e quelle di maggior consumo, ma consiste anche nei collegamenti che vengono stabiliti attraverso reti ed organizzazioni stanziate in luoghi diversi, che a volte sviluppano operazioni transnazionali
Quindi le differenze fra le legislazioni e le capacità repressive dei diversi paesi costituiscono le opportunità di cui dispongono gli imprenditori della droga per eludere i rischi di interdizione e i procedimenti penali, nonché di sostenere la prosperità dei propri affari
La varietà dileggi e sistemi di controllo e criminalizzazione presenti sul pianeta e le differenze nella capacità e determinazione di controllare il problema droga dimostrate dai vari paesi, permettono ai principali narcotrafficanti di trarre vantaggio dai punti deboli di un tale mosaico (Van der Vaeren, 1995:350)
Ad ogni modo potremmo anche ribaltare questa prospettiva, che in tal caso suggerirebbe che gli interessi economici e/o politici di uno stato richiedono di creare dei "punti deboli" o delle nicchie protette in cui una o più delle fasi di traiettoria della droga possono fiorire (come i coffee shop, la segretezza bancaria, borse valori auto-regolate, etc.).[3]
Queste caratteristiche spiegano l'esistenza di una divisione internazionale del lavoro assai dinamica all'interno dell'industria della droga. I centri di produzione delle droghe 'naturali' (marijuana, coca, oppio e loro derivati) si possono individuare particolarmente nel Triangolo d'Oro del sud-est asiatico, nella Mezzaluna d'Oro dell'Asia Occidentale, in alcuni paesi del Medio Oriente e del Maghreb ed in America Latina. Queste regioni competono sempre di più l'una con l'altra, con aree di produzione emergenti nei paesi dell'ex Blocco Orientale e con i produttori del mondo occidentale dove vengono prodotte droghe di sintesi (ecstasy, amfetamine). A questa lista si possono aggiungere molti altri paesi in cui gli imprenditori della droga cercano di conquistarsi una nicchia nei mercati nazionali ed internazionali. Alcuni di questi hanno un'importante funzione di transito per le droghe dirette verso i mercati di consumo più redditizi in Europa e negli Stati Uniti; altri rivestono un remunerativo ruolo nel riciclaggio e negli investimenti dei proventi della droga, grazie a regolamenti bancari "liberali" (segretezza, riservatezza e strategie di investimento finanziario). Così abbiamo a che fare con una competizione assai eterogenea, in cui droghe diverse, gruppi di trafficanti/imprenditori diversi e giurisdizioni diverse si contendono fette di mercato in molti se non in tutti gli stadi successivi della traiettoria della droga
Secondo una recente stima del UNDCP (Programma delle Nazioni Unite di Controllo sulle Droghe), l'industria globale della droga illegale interessa circa l'otto per cento del commercio internazionale (UNDCP, 1997). Il suo volume d'affari annuale stimato in 400 miliardi di dollari USA rappresenta una grande porzione degli introiti derivanti dalle attività illegali a livello mondiale, che l'ONU ritiene sia di 1.000 miliardi di dollari USA. Ma come stimare questi dati? Memori di calcoli assai accurati come la produzione cumulativa globale di lamette da barba (che si diceva fosse sufficiente a coprire la superficie terrestre), crediamo che ciò che importa più dei numeri complessivi è la distribuzione di questi profitti ed il loro ritorno in termini di potere e ricchezza, e del loro impatto complessivo sulle società
L'industria della droga costituisce la spina dorsale di molte economie locali e nazionali, offrendo direttamente ed indirettamente redditi ed opportunità di impiego per milioni di persone su tutto il pianeta, le quali soddisfano la domanda di molte altre
Paesi come la Bolivia, il Marocco, il Messico e l'Afganistan da questa industria traggono profitti che si equivalgono a quelli delle loro esportazioni formali. Il Marocco dalla produzione ed esportazione di cannabis e hascish guadagna una cifra stimata sui 5,75 miliardi di dollari USA, ovvero il 20% del suo prodotto nazionale lordo (Ouazzani, 1996:122), facendo la parte del leone in relazione alla domanda europea di questi prodotti. L'economia messicana della droga, basata principalmente sull'esportazione di marijuana e derivati del papavero coltivati in loco e sul transito della cocaina colombiana verso gli USA, è valutata oltre i 20 miliardi di dollari americani. Data l'importanza dei proventi di questa impresa illegale per i livelli complessivi di occupazione e redditi, il reale impatto andrebbe misurato in relazione ai suoi effetti sull'economia in generale, la distribuzione dei suoi profitti ed i costi sociali in termini di salute, sicurezza, trasparenza politica, etc.[4]
Questi dati complessivi relativi alle nazioni in via di sviluppo - approssimativi e fluttuanti come sono, come indicazione della ricchezza e del potere che potrebbe derivare da fonti criminali -impallidiscono al confronto con le somme spese dai consumatori di droghe illecite alla fine degli anni '80 nei soli Stati Uniti, somme che nel loro complesso probabilmente hanno oltrepassato ii prodotto interno lordo di 88 diverse nazioni (citato in Tullis, 1995:2; 80 paesi in Akida, 1997). Questo ci dice che probabilmente la maggior parte degli introiti della droga non lascia mai i principali paesi di consumo, in quanto è probabile che questi possano offrire le opportunità di investimento più redditizie
Per determinare il potere economico e l'influenza politica degli imprenditori della droga, e da qui le strategie che gli stati adottano per intervenire sui mercati della droga, risulta di fondamentale importanza sapere come questi mercati criminali sono organizzati, come gli imprenditori della droga affrontano o si scontrano con la legislazione e l'economia politica dei loro paesi d'origine, e lo scopo delle attività dei giocatori coinvolti
L'organizzazione della traiettoria della droga comporta il collegamento dei diversi, stadi dell'industria della droga
A dispetto di tanta retorica della polizia, il comune buon senso non è molto perentorio circa il limite di integrazione orizzontale o verticale della traiettoria della droga; ci stiamo occupando di criminalità organizzata o di criminalità disorganizzata?[5]
Tali caratteristiche organizzative determinano in larga misura la distribuzione e l'accumulo della ricchezza derivata dall'industria. Poiché, ad esempio, la parte del leone dei profitti della cocaina si fa nelle città americane, per i trafficanti colombiani fa un'enorme differenza se, della traiettoria della droga, riescono a controllare a monte la miniera d'oro dello spaccio al dettaglio oppure se devono accontentarsi dei profitti all'ingrosso che possono scremare tramite le transazioni in Colombia, Messico o negli Stati Uniti; i profitti all'ingrosso possono essere comunque considerevoli ma piuttosto insignificanti a confronto del volume d'affari determinato dalla vendita al dettaglio.[6]
Risulta evidente che l'applicazione della legge può rivestire una certa importanza nello spezzare la traiettoria della droga e, cosi facendo, può provocare importanti avvicendamenti nella distribuzione dei proventi della droga. La cosa funziona non solo togliendo dai piedi alcune persone e creando così spazio di mercato per nuovi arrivati (che possono essere imprenditori singoli, istituzioni oppure intere regioni) ma anche elevando i costi di mantenimento dei collegamenti nella traiettoria della droga.[7]
La repressione della droga fa lievitare i prezzi e così fornisce un enorme impulso alla redditività del prodotto ed ai servizi resi all'industria della droga
Gli imprenditori della droga, siano essi coltivatori di papaveri del Pakistan, ditte di trasporto in Turchia oppure uffici di cambio per il riciclaggio in Olanda, devono comunque proteggersi dai procedimenti giudiziari dei servizi investigativi e dai concorrenti; i costi sostenuti per decentralizzare la produzione, per corrompere funzionari statali, per pagare la protezione, per creare sistemi di trasporto ben camuffati o per convincere i banchieri a correre certi rischi, aumentano di pari passo con la repressione
La repressione del commercio degli stupefacenti così non solo contribuisce alla crescita dell'economia legata alla droga, ma stimola anche una ridistribuzione dei proventi ditale commercio
Prendendo come punto di partenza questa competizione nel commercio della droga e gli effetti dell'intervento statale sulla divisione del lavoro nell'industria della droga, ora mi concentrerò sui meccanismi tramite i quali le interazioni fra le prassi degli stati per la lotta alla droga e l'industria della droga diventano parte di impegni più generalizzati in ambito nazionale ed internazionale per ridistribuire potere, ricchezza e sicurezza.

Nota dell’Editore

  • Per problemi di spazio, pubblicheremo la bibliografia dell’autore sul prossimo numero 31. Nel frattempo, i lettori che fossero interessati possono consultare il sito web CEDRO oppure seguire il link dal sito di NEXUS (australiano, ndr).
  • L’articolo di Hans I. Van der Veen è ristampato col permesso del CEDRO, Centro di Ricerca sulla Droga (Centrum voor Drugsonderzoek) del l’Università di Amsterdam, N ieuwe Prinsengracht 130, 1018 VZ Amsterdam, Olanda, tel. +31 (20) 525 4061 /4280/7432, fax +31 (20) 525 4317, e-mail CEDRO@frw.uva.nl, sito web www.frw.uva.nl/cedro/.

Note:

  1. I miei più sentiti ringraziamenti sono dovuti a Yasemin SoysaI, Marnix Croes, Gianfranco Poggi ed Anne Wegner per aver letto e criticato una bozza precedente di questo articolo. In un senso più morfologico potrei essere in debito con Peter Andreas, che trovo condividere approcci ed interessi simili ai miei nei riguardi delle conseguenze e delle dinamiche sottese alla Guerra alla Droga.
  2. Fra il 1980 ed il 1996 il numero di reclusi negli Stati Uniti è più che triplicato, da 501.886 al .700.661 (Belenko, 1998:53). Su 50 americani uno è in carcere; su 20 uno è in libertà vigilata o provvisoria. Nel 1993 uno su tre americani di colore che non aveva terminato le scuole superiori si trovava in carcere (ESB, 26 giugno 1996). Il numero fornito da Mauer (1997) dei trasgressori delle leggi sulle droghe detenuti nelle prigioni statali o federali americane è sostanzialmente inferiore a quello fornito da Akida. Comunque, anch’egli nota un considerevole avvicendamento delle priorità poliziesche in genere a favore di quelle relative alla droga. Secondo i suoi dati, dal 1985 al 1994 coloro che avevano commesso reati legati alla droga rappresentavano più di un terzo (36%) dell’incremento numerico di trasgressori nelle prigioni statali e più dei due terzi (71%) di prigionieri federali. Uno dei più ingenti aumenti degli arresti è stato quello per la violazione dileggi che proibiscono la vendita, la distribuzione ed il possesso di droghe — fino al 154% in questo arco di tempo, da 580.900 a 1.476.100 (Belenko, 1998:55). [Nota del Redattore: nel febbraio del 2000, negli Stati Uniti è stato proclamato il duemilionesimo ospite delle prigioni. Secondo la November Coalition, la popolazione carceraria conta 500.000 trasgressori non violenti di leggi sulla droga. Come riferisce l’investigatore Duncan Campbell, gli Stati Uniti rappresentano il 5% della popolazione mondiale e tuttavia contano il 25% dei detenuti mondiali. Vedere il Guardian Weekly, UK, 1 7-23 febbraio 2000.]
  3. Naylor (1987) descrive accuratamente come i governi e le istituzioni finanziarie competono gli uni con gli altri per attrarre flussi internazionali di denaro che scotta e/o sporco per sostenere la liquidità delle banche o le riserve valutarie estere.
  4. La letteratura che si occupa ditali temi è vasta, in particolare per quel che riguarda i paesi di produzione. Vedere, ad esempio, Studies on the Impact of the Illegai Drug Trade (Studi sull’impatto del commercio delle droghe illegali, ndt. Sei volumi), eseguito dall’istituto di Ricerca per lo Sviluppo Sociale dell’ONU (UNRISD) e dall’Università delle Nazioni Unite.
  5. Per una discussione sui ‘modelli’ della azienda criminale vedere, ad esempio, Peter Reuter (1983) e Joseph Albini in Thomas Mieczkowski (ed.) (1992). Thomas Naylor (1995) sottolinea le importanti distinzioni da farsi tra forme di organizzazione con lo scopo di partecipare al mercato e forme di organizzazione con lo scopo di controllarlo.
  6. Un esempio di uno dei rari studi che analizzano la cocaina come una catena merceologica transnazionale si può trovare in Wilson e Zambrano (1994), i quali stimano che la maggior parte dei profitti (87%) rimane nei paesi in cui si consuma la droga. Essi inoltre notano che la natura selettiva della politica americana sulla droga, che distribuisce il rischio di partecipazione al commercio in modo diseguale lungo la catena merceologica della cocaina, mentre trascura o finanzia insufficientemente le indagini sui settori formali (forniture di componenti chiave come sostanze chimiche, aerei, armi e strumenti di comunicazione) e sul ruolo dei paesi cruciali per il commercio della droga (riciclaggio di denaro, reti di distribuzione).
  7. Per esempio la DEA (Ente preposto alla lotta contro il narcotraffico, ndt) statunitense stima che neI 1993 i cartelli colombiani della droga hanno speso il 23% dei loro profitti per il riciclaggio del loro sudato denaro derivante dal narcotraffico, rispetto al 6% dei tardi anni ‘80 (Foust e DeGeorge, 1993).