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Tony Cuthbert, un dotato e prolifico inventore affetto da una grave dislessia, potrebbe essere il nuovo Edison del 21mo secolo?



Le incredibili invenzioni di Tony Cuthbert

Numero Nexus #30
Pagine 47-51
Data di uscita luglio-agosto
Anno 2000
Fonte di Tony Edwards 2000
E-mail: tony.edwards@ir.clara.net

Tony Cuthbert
E-mail: cuthbert@enta.net
Sito web: www.cuthbert-physics.com

Indice


Un recente lunedì mattina, Tony Cuthbert si svegliò nella sua isolata villetta nel Galles e si sedette al suo malconcio computer portatile Pentium 2, nell'angolo della camera da letto. Digitando lentamente, tasto per tasto, compose: "Eacco un invenzoine per un nuovo coangegno di cantrollo, che utilizza una legga con una bassa temperatura di liqeufazoine [sic]."
Di solito gli inventori custodiscono gelosamente le loro idee, e prima di parlarne cercano di brevettarle, ma a Tony non interessa chi viene a sapere della piccola ispirazione di lunedì. "Per me non è un problema avere nuove idee. Ogni giorno me ne vengo fuori con almeno una invenzione moderatamente interessante, ed una davvero buona circa una volta alla settimana." Lo dice senza la minima arroganza e con una punta di sorpresa, come se stesse parlando di qualcun altro. "Forse ha qualcosa a che fare con la mia dislessia, ma mi sembra di pensare in modo diverso dalle altre persone" All'età di 54 anni, Tony non riesce a ricordare quante brillanti idee tecnologiche abbia avuto, ma stima che debbano essere nell'ordine di "molte migliaia" — molte delle quali dice di averle dimenticate. Michael Laughton, docente di ingegneria elettrica presso l'Università di Londra, il quale ha passato senza formalità l'ultimo decennio a perlustrare la Gran Bretagna in cerca di inventori insoliti, dice che Cuthbert è straordinario. "Tony è l'inventore più prolifico e dotato che io abbia mai incontrato. Con l'appropriato sostegno, potrebbe facilmente superare il record di un migliaio di brevetti che appartiene a Edison."
I compensi della creatività tecnologica sono notoriamente volubili e spesso illogici: l'inventore di un sofisticato aspirapolvere ha guadagnato alcuni milioni, eppure un semplice contenitore di cartone per il latte ha reso qualcun altro un miliardario. Se ci fosse una giustizia nel mondo dell'invenzione, oggi anche Tony Cuthbert sarebbe un plurimilionario — anche solo per il suo nuovo sistema di frenata e il suo cambio senza frizione. Ma c'è anche la turbina Cuthbert, il separatore magnetico Cuthbert, l'Aumentatore di Pioggia Cuthbert, la tecnologia Cuthbert relativa al ghiaccio sottomarino — ed anche un paio di congegni free-energy. Eppure il suo unico sostentamento è la propria pensione d'invalidità.
"Uno dei problemi di Tony é che alcune delle sue invenzioni sono talmente rivoluzionarie da poter minacciare le tecnologie esistenti," dice il professor Laughton. "Questo gli rende difficile convincere le svariate industrie che ha cercato di interessare." James Dyson ha avuto esattamente questo problema con i suoi aspirapolvere, ed è finita che ha dovuto prodursi le macchine da solo. Ma Cuthbert non ha la tempra dell'imprenditore. "Lo so che è colpa mia,"
ammette disarmante. "Dyson ci è riuscito perché ha un'idea fissa ed è stato in grado di concentrare le sue energie su una invenzione, ma io ho così tante idee alla volta che sinora non mi sono concentrato abbastanza a lungo su nessuna di esse. A scuola, Cuthbert era il classico asino della classe. Profondamente dislessico prima ancora che venisse coniata tale parola, era l'ultimo della classe in tutte le materie tranne che in scienze. Quando, all'età di quindici anni, lasciò la sua scuola di Liverpool la sua pagella finale diceva "più adatto al lavoro manuale che all'attività intellettuale". Iniziò a lavorare come aiuto in un'officina, poi entrò nella marina mercantile come mozzo in sala macchine; all'epoca aveva diciotto anni. In due anni, era arrivato al grado di Capo Elettricista — uno dei più giovani nell'intera flotta mercantile. "Non avevo avuto alcun addestramento formale, ma mi sembrava di capire istintivamente come funzionavano le cose. Ogni volta che a bordo c'erano problemi di natura elettrica, in qualche modo io sapevo come sistemarli. Ecco come ho avuto quel lavoro così giovane," dice. Rimase nella marina mercantile per vent'anni, finendo col sovrintendere alle installazioni elettriche sulle nuove navi da carico costruite in Polonia e in Finlandia. Una grave artrite lo obbligò ad un precoce pensionamento all'età di trentasette anni; eppure, malgrado la malattia, trovò che la sua mente rigurgitava di idee, così si organizzò in proprio come consulente. Il passaparola che girava nella campagna del Galles lo rese velocemente famoso come il Signor Riparatutto locale. "Se una ditta aveva un problema tecnico, di norma potevo offrire due o tre soluzioni nell'arco di un paio di giorni", dice. Alla fine, notizie su Cuthbert arrivarono sino ad Aberdeen, in Scozia, dove la grande Shell Oil approfittò della sua consulenza per farsi dire come gestire il problema con lo spato del Brent della loro piattaforma petrolifera. Dopo che gli ambientalisti avevano obbligato la compagnia ad abbandonare la loro proposta iniziale di affondare lo spato nel Mare del Nord, alla Shell avevano deciso di far galleggiare la piattaforma onde rimorchiarla sino a riva per smontarla, e stavano cercando il modo migliore per farlo. Cuthbert aveva mostrato loro come avrebbero potuto congelare l'acqua marina intorno alla piattaforma di trivellazione per rinforzare e sigillare la struttura, e poi pompare via l'acqua per farla galleggiare sulla sua fiancata, pronta per essere rimorchiata. Anche se alla fine la Sbelì utilizzò una tecnica di galleggiamento più convenzionale, avevano preso seriamente l'idea del ghiaccio. "Le idee di Cuthbert meritavano senz'altro," ricorda Eric Fowlds della Shell.


Un ibrido turbina/motore

Un giorno i problemi delle piattaforme petrolifere, quello dopo i motori. Gli inventori di minore importanza sono affezionati ai motori - hanno un sacco di piccoli progetti per migliorarli - ma otto anni fa Cuthbert aveva in testa ben altro che semplici miglioramenti. "Capii che da un centinaio d'anni a questa parte nessuno aveva realizzato un nuovo motore, a parte Wankel; era un brillante inventore, ma persino il suo motore ha dei problemi," dice Cuthbert. "Così decisi di provare a riprogettare il motore perfetto partendo da zero."
Gli ci vollero sei mesi per ottenere qualcosa che lo soddisfacesse. All'inizio del 1993, mandò i disegni a una compagnia leader del settore, la Perkins Diesel, la quale lo invitò a fare una presentazione ai propri capi disegnatori tecnici. Si trattava di un audace, straordinario concetto che era un ibrido tra un motore convenzionale e una turbina. Il sistema di generazione della forza motrice era incorporato dentro la stessa turbina, con la rotazione che veniva fornita da un'ingegnosa forma d'onda della conformazione dei dischi della turbina. Cuthbert spiegò come, in base ai suoi calcoli, il motore ibrido avrebbe dovuto avere una "potenza incredibile", tale da poter spingere un transatlantico con un motore delle dimensioni di una Mini. I progettisti della Perkins rimasero. impressionati, definendo-lo un "concetto semplice e innovativo che offre un potenziale", e suggerirono appassionatamente "di portare avanti il concetto sino a realizzarne un modello funzionante". Tuttavia, due mesi dopo il loro entusiasmo improvvisamente si raffreddò, e cancellarono tutti gli incontri successivi. Cuthbert telefonò per sapere perché. "La Perkins si profuse in scuse," ricorda," ma disse che i loro esperti di problemi finanziari avevano raccomandato di scartare la mia turbina in quanto sarebbe stata 'dannosa' per i loro affari. Ritengo fosse troppo competitiva nei confronti della loro esistente gamma di turbine."
Sembra che i finanzieri abbiano avuto a che fare anche col successivo fallimento del tentativo che Cuthbert fece per interessare il grande business; egli sottopose l'idea dell'ibrido turbina/motore alla Cray Marine, grosso fornitore della difesa britannica, che sembrò rimanere impressionata dal concetto quanto la Perkins e arrivò a calcolare il potenziale rendimento del motore. Furono confermati i calcoli dello stesso Cuthbert, dimostrando che avrebbe dovuto sviluppare almeno dieci volte più potenza delle turbine esistenti. Alla Cray desideravano sviluppare il concetto in un prototipo funzionante, ma non senza un finanziamento esterno. Tuttavia, non riuscirono a trovare una banca con capitali a rischio per sostenerlo. "Il tempo fu il fattore decisivo; l'unica banca che si mostrò interessata voleva un veloce rientro dei capitali," dice mestamente Cuthbert. Ma il tempo adesso si sta esaurendo per lo stesso Cuthbert. Disposto a tutto per trovare un finanziatore per la sua turbina, ha deciso una strategia ad alto rischio. Onde attirare investimenti, ha pubblicato la tecnologia in Internet, ma senza la protezione di un brevetto totale; è riuscito a sostenere solo un brevetto limitato ad un anno - e al brevetto rimangono solo pochi mesi di vita.


Nuove applicazioni per ferrofluidi

Nel frattempo, la camera da letto di Cuthbert è piena di disegni per una nuova invenzione, per l'industria degli scarti metallici. Stavolta, l'idea gli è venuta "in qualche giorno", dopo che la Shell lo aveva presentato alla maggiore compagnia britannica del settore, la Mayer Parry Recycling. Impressionati dalla sua inventiva, alla Mayer Parry gli mostrarono allora i loro giganteschi impianti di recupero metalli, sperando di sfruttarne le idee. "Rimasi alquanto impressionato dalla conduzione della Mayer Parry, ma riuscivo a vedere svariate aree per le quali avrei potuto suggerire dei miglioramenti," dice Cuthbert. "Mi chiesero di farmi venire qualche idea, ed io diedi loro tre suggerimenti, uno dei quali era una tecnica di separazione dei metalli basata sul ferrofluido - un liquido magnetico."
Tornato alla sua officina, scoprì di avere una bottiglia di ferrofluido rimasta da qualche esperimento ormai dimenticato. Sviluppati inizialmente dalla NASA negli anni '60, i ferrofluidi sono minuscole particelle metalliche magnetizzate in una sospensione d'olio. Adesso hanno trovato impieghi in una varietà di applicazioni specializzate, dai diffusori acustici alle guarnizioni rotanti, ma in quantità relativamente limitate. Cuthbert aveva mezzo vasetto della sostanza e si mise immediatamente al lavoro, testandola con qualunque pezzetto di metallo avesse a portata di mano. I dirigenti della Mayer Parry assistettero alla successiva dimostrazione - letteralmente in una delle vecchie tazze da tè di Cuthbert - e poco dopo lo incaricarono di presentare un progetto per un separatore di metalli di dimensione industriale. In alcune settimane presentò un sistema, e venne costruito un prototipo in scala minore. Nel novembre 1999, in condizioni di grande segretezza, il separatore a ferrofluido venne avviato - e funzionò.
"Il separatore metallico di Cuthbert è un progresso molto, molto importante," afferma Mike Glossop, che dirige la sezione britannica della Ferrofluidics, Inc., il maggior produttore mondiale di ferrofluidi. "Cuthbert è la prima persona ad avere inventato un sistema funzionante di recupero metalli che utilizza magneti liquidi. Questo è davvero un notevole passo avanti. Economico, efficiente, il recupero metallico ovviamente offre benefici per l'ambiente, particolarmente in Gran Bretagna dove i siti di interramento delle scorie cominciano a scarseggiare. Ma Glossop prevede inoltre che il separatore di Cuthbert rivoluzionerà l'industria mineraria, rendendo molto più economico estrarre metalli preziosi da minerali grezzi. Sebbene Cuthbert sia abbastanza soddisfatto del prototipo del separatore, da allora ha pensato ad un modo anche migliore per realizzarlo. Così adesso sta progettando una versione topsecret denominata Mark 2, basata su un principio completamente diverso, per la quale la Mayer Parry ha stanziato 500.000 sterline. Ma con una mente come quella di Tony Cuthbert, il trastullarsi con ogni nuovo materiale è destinato a scatenare una reazione a catena di inventiva - ed è proprio ciò che è successo coi ferrofluidi. "I liquidi magnetici sono sostanze davvero strane," dice lui tutto eccitato, "quindi sapevo che ci si poteva fare sicuramente molto di più." Difatti, mentre era immerso nei dettagli dei suoi separatori magnetici, è riuscito a ideare alcune inedite applicazioni. Comprensibilmente, dati i suoi trascorsi in campo navale, le sue prime idee riguardavano le navi. Ben presto, elaborò un rivoluzionario concetto di propulsione marina che utilizza i ferrofluidi. Anche in questo caso, non può permettersi di brevettare l'idea, ma è lieto di spiegarla a chiunque voglia ascoltare. "Magnetizziamo lo scafo di una nave. Prendiamo qualche centinaio di litri di ferrofluido e spalmiamolo sullo scafo; essendo superparamagnetico, se ne formerà spontaneamente uno spesso strato sulla superficie della carena. Il trucco per trasformarlo in un sistema di propulsione è piazzare un magnete su un binario proprio all'interno della carena e spostare il magnete da prua a poppa." Fa uno schizzo grossolano di una nave e sulla carena di fronte al magnete disegna qualcosa a forma di pinna. "Il campo magnetico creerà un rigonfiamento sul fianco della nave, e modificando il campo posso crearne uno di qualunque forma io voglia - come una pinna, o un remo. Se all'interno della carena sposto il magnete verso poppa, il rigonfiamento si muoverà lungo lo scafo e spingerà la nave. Ovviamente, in un'applicazione reale non si sposterebbe un magnete; si utilizzerebbe un motore lineare allo stato solido. Ciò permetterebbe di avere lungo lo scafo molteplici rigonfiamenti e di rendere continuo il processo - come le pinne di un pesce, solo molto più efficiente, generandone a centinaia. Non essendo mai stato uno di quelli che partoriscono un'idea senza metterla alla prova, Cuthbert costruì un piccolo prototipo in scala, usando una scatoletta di latta, un motore elettrico, un pezzo di spago, una carrucola e una calamita da bambini. Mise l'aggeggio nella sua vasca da bagno "e quello 'schizzò' attraverso l'acqua"; egli aggiunge che "è stato un progetto notevole, pur essendo scaturito in un giorno".
Il giorno seguente si recò dal macellaio, per comprare un cuore di vitello; voleva provare un'altra inusitata applicazione per il liquido magnetico - nella medicina cardiaca. "I cuori artificiali esistenti sono oggetti alquanto complicati con numerose parti mobili che si possono intasare," dice, "così mi domandai: perché non usare i ferrofluidi per alimentare un cuore vero?" Prese la piccola massa inerte del cuore di vitello ed iniettò nel muscolo del ferrofluido. Vi collocò vicino un magnete rotante ed il cuore iniziò a pompare; ovviamente è
orgoglioso di avere inventato qualcosa che ha il potenziale per aiutare a salvare delle vite. "Immaginate, si potrebbe, avere un cuore artificiale realizzato con autentico tessuto cardiaco che non si intaserebbe mai," dice, "o si potrebbe iniettare un cuore danneggiato e stimolare il muscolo a rigenerarsi."


Il motore gravitazionale di Cuthbert

Mike Glossop della Ferrofluidics ha un debole per Cuthbert. "Molte persone che incontrano Tony pensano sia una specie di professore matto. Anch'io potrei usare lo stesso termine, ma lo userei come appellativo affettuoso piuttosto che [nel senso] egli sia un po' pazzo. Lui è una combinazione tra un fisico sperimentale di vecchio stampo ed uno straordinario pensatore laterale. Le idee da lui sgorgano in maniera torrenziale. Magari molte di esse verranno confutate, ma ho troppo rispetto nei suoi confronti per scartarle a priori."
Glossop ammette di aver recentemente perso una piccola scommessa amichevole con Tony, riguardo ad una idea che lui pensava non potesse funzionare. Cuthbert propose di usare i ferrofluidi come una specie di binario magnetico verticale. Dipingendo un muro con uno strato di vernice magnetica liquida, disse, lo si sarebbe potuto usare come un binario per portare manichette antincendio sui grattacieli, od anche come via di fuga per gli incendi. Glossop era scettico e scommise con lui che non avrebbe funzionato; ma in due giorni, Cuthbert ne diede la dimostrazione. Incollò delle calamite sui cingoli di un trattore giocattolo a molla, e spalmò del ferrofluido sulla parete; il trattore vi si arrampicò con facilità. "Sono le migliori 100 sterline da cui mi sia mai separato," dice Glossop. L'anno scorso, tuttavia, molto di più del suo denaro è finito a finanziare un'altra idea di Cuthbert, anche se molti ingegneri convenzionali la collocherebbero in cima alla scala delle pazzie. Cuthbert la chiama il Motore Gravitazionale. "Sin da quando ero in marina, mi ha sempre affascinato l'idea di ricavare energia dal nulla," dice Cuthbert. "So che questo teoricamente è impossibile a causa della legge di conservazione dell'energia, ma ci sono sempre dei sistemi intorno alle cose."
In vent'anni aveva costruito parecchi congegni over-unity (cioè che producono più energia di quanta gliene occorra per funzionare, ndt), basati su svariati principi, ma senza successo. "Quando iniziai ad osservare le strane proprietà dei ferro-fluidi, in me scattò qualcosa," rammenta. "Improvvisamente mi resi conto che, coi ferrofluidi, la fonte di energia per una macchina free-energy ora avrebbe potuto, probabilmente per la prima volta, essere la gravità.
Vi erano due intuizioni chiave dietro il creativo passo avanti di Cuthbert. La prima è semplice: infatti, qualunque bambino che gioca nella vasca da bagno la conosce. Gli oggetti solidi nell'aria sembrano più pesanti che nell'acqua, e quelli vuoti sembrano più leggeri in acqua che nell'aria. Come ben sa qualunque scolaro, è il fatto che l'acqua è più densa dell'aria ad essere responsabile di questi fenomeni giornalieri. Ma ben pochi di noi avrebbero la sagacia di comprendere che in un universo senza attrito ciò si potrebbe sfruttare per realizzare un "motore gravitazionale".
La seconda intuizione di Cuthbert giunse mentre stava "giocando" col ferrofluido per la sua idea del separatore di metalli. Scopri che il liquido magnetico si poteva trattenere in un tubo vuoto circondandolo con un campo magnetico, e che a sua volta questo liquido magnetico avrebbe sostenuto al di sopra un'intera colonna d'acqua. Ficcando una matita in su, attraverso il liquido magnetico sino all'acqua, scoprì con grande sorpresa che la matita passò facilmente, eppure il sigillo creato dal ferro-fluido era talmente stretto che non era sfuggita nemmeno una goccia d'acqua. In un attimo, Cuthbert collegò le due intuizioni, e nacque il motore gravitazionale. Vide che, col ferrofuido che agiva da interfaccia tra l'acqua e l'aria, poteva immettere da sotto nell'acqua una pallina vuota, farla fluttuare fino in superficie, lasciarla cadere attraverso l'aria e reintrodurla nell'acqua. In teoria, questo dovrebbe essere un sistema costantemente autopropellente a funzionamento libero - "non una macchina a moto perpetuo, un'idea che farebbe scappare qualunque scienziato ragionevole," si affretta a sottolineare lui, "bensì un congegno per ricavare energia utilizzabile dal campo gravitazionale terrestre. Nella sua forma più rudimentale, una serie di palle su una corda dovrebbero poter girare in tondo in continuazione, spinte dalla differenza tra la densità di acqua e aria. Risulta più semplice immaginarne il funzionamento con palle che galleggiano in acqua, ma probabilmente si ricaverebbe l'identico risultato con palle di qualunque densità."
Cuthbert sapeva che il problema sarebbe stato se l'energia prodotta dal sistema sarebbe stata sufficiente a far passare le palle attraverso il sigillo di ferrofluido. Decise di verificarlo con un esperimento, e ricavò un rudimentale congegno da una colonnina di vetro, mezza pinta di ferrofluido e due palline su un pezzo di filo. Con sua sorpresa, sembrava funzionare - ma sapeva che prima di proseguire oltre con la sua idea, doveva verificarla in modo più scientifico; in particolare, aveva bisogno di alcuni dati concreti sulle proprietà degli strati limite dei ferrofluidi. Cuthbert ne accennò la prima volta che parlò con la Ferrofluidics. "Al momento sto cercando il principio," disse al MD Mike Glossop. "Ciò che voglio dire è che trovo sia un materiale davvero strano."
Glossop rispose sovvenzionando un mini-progetto di ricerca sotto il patronato di un grande esperto in ferrofluidi. Persone del genere sono piuttosto scarse nel settore, ma capitò che un fisico-ingegnere tedesco, il dr. Wolf Fruh, avesse appena preso una borsa di studio per una ricerca scientifica presso l'Università Heriot-Watt di Edimburgo, in Scozia; stava lavorando ad un progetto riguardante i ferrofluidi per conto dell'industria petrolifera e quella del gas. Fu così che, all'inizio del 1999, Cuthbert si ritrovò a percorrere con la sua Vauxhall Carlton, vecchia di quindici anni, le 600 miglia tra il Galles e la Scozia. Fruh, il teorico di educazione universitaria, e Cuthbert, il fisico sperimentale autodidatta, erano una combinazione ideale, sebbene all'inizio Fruh fosse estremamente scettico. Fin dall'inizio disse fermamente a Cuthbert, "la seconda legge della termodinamica dice che le macchine a moto perpetuo non possono esistere".
Cuthbert e Fruh decisero di mettere alla prova il concetto del Motore Gravitazionale utilizzando delle palline in schiuma di polistirolo su una cordicella, quindi l'esperimento era poco più sofisticato del primo allestimento predisposto dallo stesso Cuthbert. Tuttavia, con sorpresa di Fruh, funzionò.
"Durante l'estate preparai un'attrezzatura, tentai uno degli esperimenti di Tony, e provai che aveva ragione," ha detto Fruh. "Siamo riusciti a ripetere la sua conclusione che un certo numero di palline flottanti nella colonna d'acqua tireranno un'altra pallina attraverso il sigillo di liquido magnetico, vincendo la resistenza che incontra quando penetra nel ferrofluido." Ma rimane scettico sul fatto di essere stato testimone di una macchina a moto perpetuo in embrione. "E' decisamente un risultato interessante," dice Fruh, "ma non si può concludere che ci si possa fare qualcosa di utile."
Naturalmente, lo stesso Cuthbert è molto meno pessimista. "Il Motore Gravitazionale non è una macchina a moto perpetuo. E soltanto un congegno per ricavare energia dal campo gravitazionale della Terra. A questo riguardo, non è diverso da una ruota idraulica," dice lui. "Il prossimo pàsso è trovare dei finanziamenti per realizzare un apparato sperimentale decente."


Un sistema propulsivo più veloce della luce?

Nel frattempo, mentre aspettava che si presentasse il finanziatore giusto, Cuthbert stava lavorando ad un ulteriore congegno scientificamente "impossibile". Questo sembra infrangere un altro canone scientifico - la terza legge di Newton, la quale dice che "azione e reazione sono uguali ed opposte". La forza di un razzo che va verso l'alto è
uguale alla forza dei gas del razzo che vanno verso il basso, allo stesso modo in cui la forza di una macchina che si muove in avanti è uguale alla forza delle gomme che cercano di spingere la strada verso l'indietro. Ma Cuthbert fa parte della tradizione degli scienziati sperimentali alla Michael Faraday, per il quale la teoria dev'essere sempre subordinata all'esperimento. Un giorno, mentre giocava con alcuni pesi, Cuthbert osservò qualcosa che lo portò ad interrogarsi sulla possibile esistenza di un modo per aggirare la terza legge di Newton. Tre mesi dopo, aveva un congegno sperimentale. Lo riprese con la telecamera e portò il nastro alla divisione progetti avanzati di una delle maggiori compagnie britanniche nel settore della difesa. "Gli daremo un'occhiata a condizione che lei non menzioni con nessuno il nostro incontro," gli dissero alla compagnia. "Se si venisse a sapere che eravamo interessati a questa specie di roba paranormale, le nostre quotazioni azionarie potrebbero crollare."
Ciò che fece alzare in piedi gli scienziati della compagnia e fissare increduli la videocassetta di Cuthbert era questo: videro una macchina che si spostava in avanti sospesa a mezz'aria, eppure non era spinta nè da razzi nè da qualunque altra forma di propulsione esterna. L'aggeggio che Cuthbert mostrò loro era così rudimentale, che avrebbe potuto saltar fuori dalle pagine di Rube Goldberg o di Heat Robinson. Riluttante a rivelare troppo prima che la cosa venga brevettata, Cuthbert la descrive in questo modo: "In questo momento il miglior modo di descrivere il meccanismo è come un effetto di conversione da-rotante-a-lineare; che utilizza la velocità angolare della massa. Ad ogni modo, l'effetto generato non èdirettamente giroscopico."
Inizialmente, gli scienziati della compagnia pensarono di stare osservando un semplice effetto "cricco", in cui una vigorosa spinta all'indietro spingerà il meccanismo in avanti, ma l'attrito gli impedirà di tornare indietro durante il ciclo di ritorno. Tuttavia, Cuthbert già sapeva di questo effetto cricco e l'aveva eliminato. Per far questo, fissò il dispositivo ad una piastra metallica e sospese il tutto su una "tavola d'aria" - una superficie cosparsa di minuscoli buchi attraverso i quali venivano pompati dei getti d'aria. Nondimeno, anche su questa superficie completamente priva di attrito, il congegno continuava a spostarsi in avanti. Ed è questo ad avere sconcertato gli scienziati della compagnia che l'hanno visto, e li ha indotti a concedere a Cuthbert un limitato finanziamento per consentirgli di sviluppare ulteriormente l'idea. "Probabilmente è un tipo di effetto cricco che non conosciamo," dissero a Cuthbert, "ma se non lo è, vogliamo sapere di cosa si tratta."
La posta in gioco potrebbe essere alta, lì fornitore della difesane vede il potenziale come un possibile sistema di propulsione per satelliti, ma la mente di Cuthbert è già andata molto più avanti. "Se ho ragione e si può eliminare l'inerzia, forse sarà in grado di viaggiare oltre la velocità della luce," dice lui. "Penso di sapere già come modificare l'inerzia in un modello elettromeccanico, ma il mio obiettivo finale è un congegno allo stato solido."
Cuthbert lo ha già progettato. "La tecnica utilizza una circuiteria di commutazione ad altissima velocità, e probabilmente comprenderà radiazioni laser o a microonde," spiega ai potenziali finanziatori. Un dipartimento universitario di ingegneria sta già prendendo il concetto abbastanza seriamente da verificarne le formule matematiche.


Altre invenzioni e innovazioni

Nel frattempo, l'attuale missione di Cuthbert è di approfittare di un interesse iniziale da parte della DURA (l'equivalente britannico dell'Agenzia per i Progetti di Ricerca Avanzata della Difesa statunitense, o DARPA) per il suo sistema di cambio senza frizione/freno. Si tratta di un'ulteriore concetto splendidamente inventivo, per il quale una volta di più non può permettersi il brevetto. I potenziali profitti sono talmente elevati che egli non osa rivelarne il segreto, e un semplice cenno del suo principio in queste pagine lo renderebbe di dominio pubblico e gliene farebbe perdere per sempre i diritti di proprietà intellettuale. Lo stesso vale per il suo Aumentatore di Pioggia, di cui ha dimostrato con successo la validità nella sua vasca da bagno, usando acqua salata, palle galleggianti e un riflettore; ma probabilmente questo è già dire troppo. Mantenere uniti il corpo e l'anima - per tacere della protezione dei brevetti - realizzando nel contempo dell'innovazione scientifica è lo stile di vita eternamente doloroso di molti inventori di minore importanza. Essi devono resistere ad un classico, doppio guaio: sono troppo brillanti ed eccentrici per poter essere impiegati in modo convenzionale, ma difettano delle capacità imprenditoriali per finanziare i frutti della loro inventiva. Come i compositori e gli artisti del passato, gli inventori del 2lmo secolo necessitano di mecenati. Al momento, il più forte sostenitore di Cuthbert è Michael Laughton, professore di ingegneria elettrica presso l'università di Londra, nonché membro di un importante comitato consultivo sull'energia per conto del governo britannico; egli sta facendo del suo meglio per mettere in contatto questo inventore, che fatica ad affermarsi, con chiunque possa aiutarlo. Parte della motivazione del professor Laughton è pura e semplice carità cristiana, ma c'è anche un messaggio più fondamentale che vuole trasmettere ai suoi colleghi accademici. "La rivoluzione industriale ha avuto luogo grazie ad inventori-artigiani come Tony Cuthbert, James Dyson e l'inventore della radio a molla,Trevor Bayliss," sottolinea Laughton. "Non è scaturita dalle menti di persone educate nelle università. Troppo a lungo siamo stati in adorazione presso l'altare dei titoli di studio, escludendo una visione più ampia. Dobbiamo riconoscere l'enorme valore del vero innovatore nell'effettuare quei cambiamenti tecnici che creano autentico benessere nella società."
Nel febbraio di quest'anno, la fortuna di Cuthbert ha iniziato a girare per il verso giusto. Ha ricevuto una telefonata da parte di "qualcuno di grosso" che era interessato alla sua turbina. "Non posso rivelare di chi si tratta, perché ho sottoscritto un accordo di riservatezza," si scusa lui, "ma diciamo semplicemente che un dipartimento del governo britannico ha fornito i finanziamenti per costruire e collaudare un prototipo di 'verifica del principio'. E vi posso garantire che quella particolare versione della turbina sarà totalmente coperta da brevetti."


Note sull'autore:

Tony Edwards è un produttore televisivo vincitore di un premio, nonché scrittore di scienza e medicina. Meglio conosciuto per la sua serie del 1994 per la BBC, Heretic - dei documentari dedicati a sei scienziati contemporanei che entrarono in collisione con l'establishment scientifico a causa della loro ricerca 'dissidente'. Al momento sta dirigendo, per conto di Discovery Channel, una mini-serie dedicata all'attuale corsa internazionale per realizzare il più grande e sofisticato dirigibile mai costruito. Lo si può contattare via e-mail presso tony.edwards@ir.clara.net.


Note sull'inventore:

Tony Cuthbert può essere contattato via e-mail presso cuthbert@enta.net. Dispone anche di un sito web presso www.cuthbert-physics.com