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Nuovi codici a barre "intelligenti" suscitano preoccupazioni sulla privacy

Numero Nexus #33
Pagina 1
Data di uscita agosto-settembre
Anno 2001
Fonte di Charlie Schmidt, marzo 2001, via www.rense.com


Nel giro di pochi anni, discrete eti chette sui prodotti al dettaglio invieranno segnali radio ai relativi produttori, raccogliendo una massa di informazioni sulle abitudini dei consumatori - e suscitando inoltre preoccupazioni relative alla privacy.
Siamo nel 2010, un giorno qualsiasi presso una catena di montaggio. Ad una bottiglia di "root beer" (in USA, bibita fatta di varie erbe e radici, ndt) viene applicata una piccola, innocua etichetta che immediatamente inizia ad inviare segnali nel cyberspazio. L'etichetta contatta via radio il sito web della ditta produttrice di bibite per riferire la posizione della bottiglia, consentendo ai computer di rintracciare la bottiglia allorquando si sposta dalla fabbrica, ai magazzini, ai centri di smistamento ed infine nel frigorifero di un negozio; quando la bottiglia viene venduta, il produttore viene avvertito ed ordina che una nuova ne prenda il posto. Alla fine, nell'affrontare la reincarnazione presso un impianto di riciclaggio, la bottiglia radiotrasmette le sue "ultime parole" ad un separatore automatizzato che la preleva da una pila di plastica e carta di giornale e la getta in un contenitore di vetri rotti.
Al centro di questo scenario vi è un piccolo congegno denominato "etichetta di identificazione di radiofrequenza" - un chip in silicio che si avvia e trasmette un segnale quando esposto al campo di energia di un lettore nelle vicinanze. Lo scopo ultimo è quello di applicare un'etichetta radio virtualmente su ogni articolo fabbricato, ciascuno tracciato da una rete di milioni di lettori presenti nelle fabbriche, negli autotreni, nei magazzini e nelle case, trasformando enormi catene di rifornimento in intelligenti entità che si autogestiscono.
I produttori sperano di utilizzare queste etichette come codice a barre di nuova generazione, collegando gli articoli prodotti a database online contenenti informazioni specifiche sul prodotto in questione.
Steve Halliday, vicepresidente della sezione tecnologica presso la AIM, associazione commerciale dei produttori di tecnologie per l'etichettatura, ha affermato: "Se comunico con le varie ditte e chiedo loro se desiderano sostituire i codici a barre con queste etichette, la risposta non può essere altro che positiva; è come dar loro l'opportunità di dominare il mondo."