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L'Impero Romano

Un altro importante gruppo alieno furono gli Arturiani che, come, accennato nel capitolo 7, si mescolarono involontariamente con gli abitanti dell'Italia centrale in epoca tarda (circa 1000 a.c. - N.d.T.), creando la civiltà etrusca. Ad un certo punto, per tentare di difendersi dall'insidiosa avanzata dei Sangueblu sumeri verso ovest (della cui esistenza gli Arturiani, in quanto di origine lirana, erano perfettamente al corrente) essi decisero di modificare le caratteristiche del popolo etrusco introducendovi caratteri genetici che lo rendessero più aggressivo e dominante. Nel mito fondante di Roma, si afferma che i due gemelli, Romolo e Remo, fossero adottati da una lupa che li allattò: perché proprio una lupa? A questa domanda si può rispondere che la lupa, in quanto animale fortemente legato al branco, è il simbolo del “clan”, ovvero del gruppo etnico; la lupa è anche un mammifero, a simboleggiare l'origine umana della cultura. Si tratta, nuovamente, di un chiaro tentativo di ricreare l'antica civiltà lirana sulla Terra. La successiva azione degli ibridi sumeri, però, mandò all'aria il piano e, anzi, facilitò i piani di conquista dei Rettiloidi. Questa Roma in fase espansiva fu individuata in quanto possibile strumento di conquista, se opportunamente infiltrata prima che le cose andassero troppo avanti. Dalla regione dell'antica Troia, sulle coste dell'Anatolia [l'odierna Turchia - N.d.T.], fu inviato un esponente della gerarchia elitaria sumero/rettiliana che, raggiunto il Lazio, sposò la figlia del re Latino, dando luogo alla nuova classe dirigente che prese il controllo della popolazione romana, dando così inizio alla cultura latina.


Come è ben noto, lo Stato Romano, poi divenuto impero, espandendosi arrivò a inglobare gran parte dell'Europa e con essa tutte le culture ibridate dai vari gruppi lirani provenienti dai sistemi stellari di Arturo, Antares, Aldebaran, Tau Ceti, fino ad impadronirsi delle stesse civiltà sotto influenza siriano-rettiloide stanziate in Nord Africa, Palestina e zone limitrofe.


Oggigiorno ci si occupa poco della storia della Grecia dopo la conquista romana; ciò perché gli Antariani si opposero fieramente all'infiltrazione degli ibridi Sangueblu e anche perché la loro propensione all'omosessualità contrastava con la concezione rettiloide del bilanciamento dei sessi in un solo corpo ermafrodita, chiara idea magica del ritorno alla completezza al momento dell'unione del principio maschile con quello femminile.[1] In realtà anche i Greci avevano la tendenza ad espandersi promuovendo una civiltà di stampo umano/lirano ma, a causa dei loro costumi poco inclini alla procreazione, mancavano dell'elemento necessario a un popolo dalle mire imperialistiche: la prolificità. E così furono facile preda del potente Impero Romano.


Con la loro struttura mentale squisitamente rettiliana, i romani avevano in mente una sola cosa: conquistare tutto; ed erano gente poco incline alla trattativa. Ciò che chiedevano era cieca obbedienza ai loro capi e punizioni esemplari per chi trasgrediva, in puro stile gerarchico rettiloide. Come detto, il loro simbolo era l'aquila imperiale che, in volo, controlla e preda gli animali più deboli che si trovano in basso e che, in quanto uccello, deriva dai rettili. Astrologicamente, l'aquila ha la stessa qualità dello scorpione, ma in grado più elevato, ed entrambi uccidono con facilità.


Raramente i Romani acquisivano i costumi altrui, mentre quasi sempre imponevano i propri [tranne che in campo religioso - N.d.T.]. Questo tipo di comportamento alla lunga istiga alla ribellione. A mano a mano che l'impero in espansione andava lasciando la sua impronta sui popoli conquistati, appariva sempre più chiaro che occorreva introdurre un fattore unificante che facesse da base culturale comune ai popoli conquistati.


Note

  1. Si pensi alla locuzione, ultimamente caduta in disuso, “la mia metà”, per indicare la moglie. [N.d.T.]